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Questo era il Uèst

28 gennaio 2012

Stoddard: “Pubblicherete questa storia, signor Scott?”

Scott: “No. Questo è il West, signore. Quando la legenda incontra la realtà, si pubblica la legenda”

Da L’uomo che uccise Liberty Valance di John Ford

Ho sempre trovato forzosa, nel cinema, come nel fumetto, e in qualsiasi altro medium,  la distinzione  tra “popolare” e “d’autore”, quando si pretende di contrabbandarla per una gerarchia di qualità delle storie, per un’etichetta di valore.

Allora dove che la distinzione popolare/d’autore acquista un senso? A mio modesto avviso, quando ci aiuta a interpretare le opere per quello che davvero sono.

Ci rifletto, dopo aver visto Il Grinta dei Fratelli Coen, un western crepuscolare tratto dal romanzo di Charles Portis che, già Henry Hathaway aveva esportato al cinema, quarant’anni fa, regalandoci un un monumentale John Wayne nella parte del ruvido, sceriffo Rooster Cogburn.

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Stending Ovescion

26 gennaio 2012

E’ incredibile come tutto quello che mi accada quando indosso questa maglia riesca sempre a sorprendermi e ad essere così speciale.

Alessandro Del Piero, Buon inizio

Mi sono sempre chiesto perché fra tanti campioni del calcio che mi è capitato di veder giocare negli anni - da Platini a Maradona, da Van Basten a Baggio – , Alessandro Del Piero è quello che mi ha affascinato, e ancora mi affascina, di più.

Certo Alex è il capitano della mia Juve. Dunque c’è la passione viscerale della maglia, l’orgoglio del tifoso che in ogni beniamino vede un fratello ideale da adottare.

Ma non è solo questo. Me ne sono reso conto l’altra sera, mentre guardavo Juventus-Roma. E Al  ventinovesimo del primo tempo c’è stato quel goal meraviglia del Capitano.

Quel tiro a giro che Alessandro Del Piero ha fatto mille volte e ogni volta sembra sempre un incanto, uno sberleffo al tempo che passa.

Ieri come diciassette anni fa. Come quella volta con la Lazio, che era solo un bambino – calcisticamente  parlando – e noi, lì, stupiti: chicazzédelpiero? Perché sì, va bene il torneo di Viareggio, va bene il ragazzosifaràanchesehalespallestrette, ma poi quando a uno vedi fare goal così, allora, ti rendi conto di che stoffa sia il campione.

Io e il Capitano abbiamo la stessa età. E’ stato il primo idolo calcistico  che, da tifoso, non ho guardato con gli occhi all’insù del bambino sognante, ma riflesso in uno specchio. Perché i suoi vent’anni sono stati i miei vent’anni.

Ieri come diciassette anni fa, quel goal  marca il segno distintivo di una differenza, persino politica come suggeriscono dalle parti di Ciwati:

Hai presente le Champions dei primi anni Novanta…? Ecco, quella roba lì, a girare nell’angolino in alto. Siamo al preberlusconismo bello e buono e il mondo appare migliore

Esagerato? Può darsi. In fondo siamo tifosi.  So solo che nemmeno un minuto dopo quel goal, ho sentito una manina leggera che mi sfiorava il braccio.

Mi sono voltato: era il cucciolo di due mesi, tutto sorridente e soddisfatto per essere riuscito ad attirare la mia attenzione, coordinando quelle mani lillipuziane che ha “appena” scoperto di avere.

Ho provato una fitta al cuore per la commozione, non ve lo nascondo. Perché ogni giorno il cucciolo inventa qualcosa che il giorno prima non esisteva e il mondo appare migliore.

Come il mio Capitano con i suoi goal a giro. Che dribblano le stagioni e  ti rendono consapevole che invecchiare, in fondo, è solo un altro sinonimo di vivere se riesci a farlo con stile.

Con quale coraggio

17 gennaio 2012

Leggo e rileggo la frase:

un autore che con un solo libro è riuscito a cambiare il destino di un genere letterario, il fumetto, togliendolo dalle paludi delle cosiddette pratiche basse e innalzandolo alla dignità di letteratura

Mi dico: non è possibile. Non è possibile che si scriva su un quotidiano a diffusione nazionale una simile castroneria, senza che nessuno venga a chiedertene conto.

Non perché Art Spiegelman, con il suo Maus, non meriti di essere celebrato per il grandissimo autore che è (anche da queste parti, nel nostro piccolo, lo si è fatto, più di una volta).

Ma il fumetto, pur senza entrare nelle  dotte disquisizioni dei filologi del medium, ha almeno cento anni di storie alle spalle. Prima di Spiegelman,  mi vengono in mente almeno venti nomi di cartoonist che hanno fatto la storia dei comics, regalando ai loro lettori emozioni colossali, avventure incommensurabili, interi mondi da sognare.

Si può liquidare tutto questo come “pratiche basse”?  E quale commentatore potrebbe permettersi di essere così categorico se stessimo prendendo in esame la storia della letteratura o quella della pittura, invece che (banali) fumetti?

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Uno da Eppi Deis

16 gennaio 2012

Dove sei stato negli ultimi giorni?

Certo fisicamente lo sai. Eri lontano da casa, lontano dal cucciolo e dalla tua dolce metà, per via di una roba chiamata lavoro.

Il lavoro è lavoro, ci mancherebbe ti lamentassi. Però giorni come quelli appena trascorsi, non è che siano un’elisir di felicità. Per cui la risposta alla domanda di partenza è meno scontata di quanto possa sembrare.

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Se c’è qualcosa che voglio insegnarti da questa storia

10 gennaio 2012

Quando tu ancora non c’eri e il tuo papà era giovane, a Milano le macchine potevano andare in centro come e quanto volevano.

Ce n’erano molte, un sacco di traffico. Si vedevano più macchine a Milano che in tutte le città europee che il papà aveva visitato.

Il traffico, lo stai studiando a scuola, crea molto inquinamento. Per questo motivo immaginati che a Milano c’era sempre una cappa pesante, l’aria era irrespirabile, si ammalavano un sacco di bambini, moltissimi anziani e anche tante mamme e papà. Quelli che venivano in città e non erano abituati chiedevano cosa fosse quella puzza.

I mezzi pubblici erano usati da poche persone, anche il tuo papà usava spesso la macchina per fare più in fretta, ma così inquinava l’aria che respirava.

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Un momento prima, un momento dopo

7 gennaio 2012

Guardate la foto qui di fianco. E’ un bel ritratto dell’attrice Joan Crawford, scattato da Eve Arnold nel 1959.

Un doppio ritratto in effetti: quello pubblico, dentro la cornice,  della diva di un tempo, quello privato fuori dalla cornice della donna così com’è oggi (o meglio nel suo “oggi” del 1959).

Accostate l’uno all’altro, sovrapposte l’una all’altra, le due immagini ci raccontano il senso del tempo che passa.

Come si misura il tempo?

Oh certo, calendari, orologi, clessidre, quello che volete, ce ne rende la dimensione. Ma come stabiliamo il valore di quella misura?

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Gli echi dell’Eco

5 gennaio 2012
…Poi, adulto, crederai che sia stata tutta una favola, cappuccetto rosso, cenerentola, i fucili, i cannoni,l’uomo contro l’uomo, la strega contro i sette nani, gli eserciti contro gli eserciti.
Ma se per  avventura, quando sarai grande, vi saranno ancora le mostruose figure dei tuoi sogni infantili, le streghe, i coboldi, le armate, le bombe, le leve obbligatorie, chissà che tu non abbia assunto una coscienza critica verso le fiabe e che non impari a muoverti criticamente nella realtà.
Umberto Eco, Lettera a mio figlio in Diario minimo (1964)

Lo cito spesso da queste parti. E anche quando non lo cito in maniera esplicita, chi conosce il suo pensiero identificherà in tanti post del sottoscritto – e perfino nel titolo di questo piccolo blog – tanti “echi dell’Eco”.

Non posso farci nulla. E’ che Umberto Eco, rappresenta talmente tanto nella mia formazione culturale, nel mio modo di conoscere, che finisco per ritornare sempre alla fonte d’origine, a quello strano sapere chiamato “semiotica” che lui ha contribuito a fondare.

Ai molti che quando parlo della mia passione per lo studioso che oggi compie ottant’anni, mi citano i suoi romanzi in senso critico, amo dire che lo scrittore è solo la punta dell’immenso iceberg culturale echiano. Il tono giocoso che spesso lui stesso assume nelle interviste, come quella gigionesca rilasciata ad Antonio Gnoli su Repubblica qualche giorno fa, contribuisce – a volte – a far dimenticare il valore colossale della sua produzione intellettuale.

Certo, di questo potrebbero parlare con maggiore cognizione, Daniele Barbieri o Giovanna Cosenza, accademici e blogger, che di Eco sono stati allievi. E mi dicono anche di un curioso, interessante,  saggio di Michele  Cogo, Fenomenologia di Umberto Eco,   ora disponibile anche in rete .

Personalmente, posso solo aggiungere che sarei un’altra persona se molti anni fa, non mi fossi imbattuto – in maniera casuale -  in Apocalittici e integrati. Una di quelle storie che sono arrivate nella mia vita, per chissà quale accidente del destino, quando ne avevo più bisogno.

Apocalittici e integrati ha svelato a uno studentello di liceo classico, che passava senza molto costrutto da Senofonte a Spiderman, da Akira Kurosawa a Steven Spielberg, da Salvatore Quasimodo a Twin Peaks, che non c’era nulla di cui vergognarsi in quel miscuglio inestricabile di passioni, alte e basse, stratificate e trasversali.

Che le vie della cultura non seguono solo l’orizzonte delle biblioteche o delle aule di scuola. Che in ogni fenomeno sociale, in ogni cerimonia del nostro vivere collettivo, si può andare alla ricerca di espressioni e significati, delle vie del senso, che sono molteplici ma non infinite. Basta farlo con rigore, passione, e soprattutto rispetto per i segni, che – come fa dire Eco al suo alter ego letterario Guglielmo da Baskerville – sono:

 la sola cosa di cui l’uomo dispone per orientarsi nel mondo

Per il resto anche quest’anno

1 gennaio 2012

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà? Bello, brutto o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

Gianni Rodari, L’anno nuovo

Supertelebloggone 2011

30 dicembre 2011

Fine d’anno. Da queste parti è d’uso inventariare le montagne di parole (superflue?) spedite in giro per la rete, della serie “ce la cantiamo e ce la postiamo”.

Così, per la seconda stagione torna, a grande richiesta (eh??), la selezione dei post più cliccati e più votati nell’anno solare.

Buona lettura, ri-lettura o vedete voi.

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Come fosse antani (la seconda fase)

29 dicembre 2011

Ascolto la conferenza stampa di fine d’anno del nostro nuovo presidente del consiglio, Mario Monti che sta ai soliloqui mediatici del pornonano, come la recitazione di Sir Alec Guinness sta a quella di Alvaro Vitali.

Però, a parte la forma, c’è il merito della storia. Insomma il “cosa si racconta”, oltre il “come”. E, allora, un commento mi viene spontaneo. Una cosa da nulla, magari banale, ma di cuore.

Facciamo politica quando scegliamo di prendere il bus la mattina, invece dell’auto.  Facciamo politica quando al dentista chiediamo la ricevuta, invece che lo sconto. Facciamo politica quando decidiamo di mettere al mondo un figlio oppure no. Facciamo politica quando assistiamo nonno a casa, invece che sbatterlo in casa di cura. Continua a leggere…

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