Questo era il Uèst
Stoddard: “Pubblicherete questa storia, signor Scott?”
Scott: “No. Questo è il West, signore. Quando la legenda incontra la realtà, si pubblica la legenda”
Ho sempre trovato forzosa, nel cinema, come nel fumetto, e in qualsiasi altro medium, la distinzione tra “popolare” e “d’autore”, quando si pretende di contrabbandarla per una gerarchia di qualità delle storie, per un’etichetta di valore.
Allora dove che la distinzione popolare/d’autore acquista un senso? A mio modesto avviso, quando ci aiuta a interpretare le opere per quello che davvero sono.
Ci rifletto, dopo aver visto Il Grinta dei Fratelli Coen, un western crepuscolare tratto dal romanzo di Charles Portis che, già Henry Hathaway aveva esportato al cinema, quarant’anni fa, regalandoci un un monumentale John Wayne nella parte del ruvido, sceriffo Rooster Cogburn.
Stending Ovescion
E’ incredibile come tutto quello che mi accada quando indosso questa maglia riesca sempre a sorprendermi e ad essere così speciale.
Alessandro Del Piero, Buon inizio
Mi sono sempre chiesto perché fra tanti campioni del calcio che mi è capitato di veder giocare negli anni - da Platini a Maradona, da Van Basten a Baggio – , Alessandro Del Piero è quello che mi ha affascinato, e ancora mi affascina, di più.
Certo Alex è il capitano della mia Juve. Dunque c’è la passione viscerale della maglia, l’orgoglio del tifoso che in ogni beniamino vede un fratello ideale da adottare.
Ma non è solo questo. Me ne sono reso conto l’altra sera, mentre guardavo Juventus-Roma. E Al ventinovesimo del primo tempo c’è stato quel goal meraviglia del Capitano.
Quel tiro a giro che Alessandro Del Piero ha fatto mille volte e ogni volta sembra sempre un incanto, uno sberleffo al tempo che passa.
Ieri come diciassette anni fa. Come quella volta con la Lazio, che era solo un bambino – calcisticamente parlando – e noi, lì, stupiti: chicazzédelpiero? Perché sì, va bene il torneo di Viareggio, va bene il ragazzosifaràanchesehalespallestrette, ma poi quando a uno vedi fare goal così, allora, ti rendi conto di che stoffa sia il campione.
Io e il Capitano abbiamo la stessa età. E’ stato il primo idolo calcistico che, da tifoso, non ho guardato con gli occhi all’insù del bambino sognante, ma riflesso in uno specchio. Perché i suoi vent’anni sono stati i miei vent’anni.
Ieri come diciassette anni fa, quel goal marca il segno distintivo di una differenza, persino politica come suggeriscono dalle parti di Ciwati:
Hai presente le Champions dei primi anni Novanta…? Ecco, quella roba lì, a girare nell’angolino in alto. Siamo al preberlusconismo bello e buono e il mondo appare migliore
Esagerato? Può darsi. In fondo siamo tifosi. So solo che nemmeno un minuto dopo quel goal, ho sentito una manina leggera che mi sfiorava il braccio.
Mi sono voltato: era il cucciolo di due mesi, tutto sorridente e soddisfatto per essere riuscito ad attirare la mia attenzione, coordinando quelle mani lillipuziane che ha “appena” scoperto di avere.
Ho provato una fitta al cuore per la commozione, non ve lo nascondo. Perché ogni giorno il cucciolo inventa qualcosa che il giorno prima non esisteva e il mondo appare migliore.
Come il mio Capitano con i suoi goal a giro. Che dribblano le stagioni e ti rendono consapevole che invecchiare, in fondo, è solo un altro sinonimo di vivere se riesci a farlo con stile.
Uno da Eppi Deis
Dove sei stato negli ultimi giorni?
Certo fisicamente lo sai. Eri lontano da casa, lontano dal cucciolo e dalla tua dolce metà, per via di una roba chiamata lavoro.
Il lavoro è lavoro, ci mancherebbe ti lamentassi. Però giorni come quelli appena trascorsi, non è che siano un’elisir di felicità. Per cui la risposta alla domanda di partenza è meno scontata di quanto possa sembrare.
Se c’è qualcosa che voglio insegnarti da questa storia
Quando tu ancora non c’eri e il tuo papà era giovane, a Milano le macchine potevano andare in centro come e quanto volevano.
Ce n’erano molte, un sacco di traffico. Si vedevano più macchine a Milano che in tutte le città europee che il papà aveva visitato.
Il traffico, lo stai studiando a scuola, crea molto inquinamento. Per questo motivo immaginati che a Milano c’era sempre una cappa pesante, l’aria era irrespirabile, si ammalavano un sacco di bambini, moltissimi anziani e anche tante mamme e papà. Quelli che venivano in città e non erano abituati chiedevano cosa fosse quella puzza.
I mezzi pubblici erano usati da poche persone, anche il tuo papà usava spesso la macchina per fare più in fretta, ma così inquinava l’aria che respirava.
Un momento prima, un momento dopo
Guardate la foto qui di fianco. E’ un bel ritratto dell’attrice Joan Crawford, scattato da Eve Arnold nel 1959.
Un doppio ritratto in effetti: quello pubblico, dentro la cornice, della diva di un tempo, quello privato fuori dalla cornice della donna così com’è oggi (o meglio nel suo “oggi” del 1959).
Accostate l’uno all’altro, sovrapposte l’una all’altra, le due immagini ci raccontano il senso del tempo che passa.
Come si misura il tempo?
Oh certo, calendari, orologi, clessidre, quello che volete, ce ne rende la dimensione. Ma come stabiliamo il valore di quella misura?
Per il resto anche quest’anno
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà? Bello, brutto o metà e metà?Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.Gianni Rodari, L’anno nuovo
Supertelebloggone 2011
Fine d’anno. Da queste parti è d’uso inventariare le montagne di parole (superflue?) spedite in giro per la rete, della serie “ce la cantiamo e ce la postiamo”.
Così, per la seconda stagione torna, a grande richiesta (eh??), la selezione dei post più cliccati e più votati nell’anno solare.
Buona lettura, ri-lettura o vedete voi.
Come fosse antani (la seconda fase)
Ascolto la conferenza stampa di fine d’anno del nostro nuovo presidente del consiglio, Mario Monti che sta ai soliloqui mediatici del pornonano, come la recitazione di Sir Alec Guinness sta a quella di Alvaro Vitali.
Però, a parte la forma, c’è il merito della storia. Insomma il “cosa si racconta”, oltre il “come”. E, allora, un commento mi viene spontaneo. Una cosa da nulla, magari banale, ma di cuore.
Facciamo politica quando scegliamo di prendere il bus la mattina, invece dell’auto. Facciamo politica quando al dentista chiediamo la ricevuta, invece che lo sconto. Facciamo politica quando decidiamo di mettere al mondo un figlio oppure no. Facciamo politica quando assistiamo nonno a casa, invece che sbatterlo in casa di cura. Continua a leggere…

E’ incredibile come tutto quello che mi accada quando indosso questa maglia riesca sempre a sorprendermi e ad essere così speciale.
Quando tu ancora non c’eri e il tuo papà era giovane, a Milano le macchine potevano andare in centro come e quanto volevano.






