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Le storie ci prendono per mano

9 settembre 2009

Voi siete le vostre storie. Siete il prodotto di tutte le storie che avete ascoltato e vissuto, e delle tante che non avete sentito mai. Hanno modellato la vostra visione di voi stessi, del mondo e del posto che in esso occupate…  Se in questo momento la vostra storia è a pezzi o malandata, la si può rimettere in sesto. Oppure, se necessario, può essere sostituita da una storia il cui intreccio vale la pena di essere vissuto.

Daniel Taylor, Le storie ci prendono per mano

Ho scoperto (o meglio lei ha scoperto me) un’altra blogger con la mia stessa passione.  Che sia il primo passo verso la fondazione di un club?  “Quelli che amano le storie”.   Perché no?    Tutto questo mi ha fatto ripensare ad un saggio, che  rileggo spesso con piacere, “Le storie ci prendono per mano” di Daniel Taylor.  Una bussola per viaggiare nel mondo dei racconti.

Il libro arrivò nelle librerie italiane nel 1999, pubblicato da Frassinelli, ma io l’ho scovato su una bancarella in riva al mare, qualche anno dopo.  Uno di quegli incontri letterari fortuiti – anche perché il libro, mai ristampato, non credo abbia avuto successo – e per questo ancora più magici.

Il fuorviante sottotitolo (“L’arte della narrazione per curare la psiche”) farebbe pensare a un  saggio di psicologia o pedagogia,  invece il testo di questo professore americano, evangelico cristiano, è soprattutto un atto d’amore verso le narrazioni.  In primo luogo, i racconti letterari  – Taylor insegna Letteratura inglese alla Bethel University -, ma anche i racconti personali, di vita. Le pagine più belle, a mio avviso, sono quelle in cui Taylor mescola la sua “teoria letteraria” con la propria storia biografica.

C’è una forte componente religiosa nell’approccio di Taylor. Si rifà alla Bibbia e parla del valore esemplare delle storie. Distingue fra storie buone e cattive.  Arriva, perfino, a individuare il legame fra raccontare e credere, fra narrazione e verità.

Non penso di condividere tutti i contenuti di questo approccio, ma devo dire che il libro continua a ispirarmi. Più di tanti testi di semiotica o teorie del racconto che ho letto negli anni, mi sembra che abbia un merito indiscutibile. E’ un saggio semplice e onesto che tocca il cuore. Per questo, se venite a casa mia, noterete che è uno dei libri che si trova sugli scaffali bassi, a portata di mano. E non c’è mai  traccia di polvere sulla sua copertina.

p.s.

Il libro come dicevo non è più disponibile in italiano (almeno di rintracciarlo in qualche remainders) ma lo si trova in lingua inglese anche su Amazon in una vecchia edizione o in una nuova.


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