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Ogni storia è una zattera

5 luglio 2010

Spesso si è soliti leggere o sentire che “tutto è già stato scritto”, che è sempre più difficile raccontare cose originali nel cinema, nel fumetto, nella letteratura. A riguardo, se avete la pazienza di seguirmi, vi propongo un piccolo gioco che vorrebbe essere anche un’occasione di riflessione sul tema.

Se vi chiedo di raccontarmi in sintesi questo celebre quadro, voi che mi dite?

La zattera della Medusa, T.Gericault

Intanto vi dico cosa mi rispondono di solito le persone cui ho già presentato questa analisi: ci sono dei naufraghi su una zattera in mezzo al mare.  Alcune versioni del riassunto sono più ricche, ovvio. C’è chi ci tiene a precisare che i naufraghi sono disperati. C’è chi descrive il gesto di quello o quell’altro personaggio che l’ha colpito. Ma, in estrema sintesi, la storia è proprio quella di un naufragio.

Perfetto, ora per continuare il nostro gioco, vi chiedo di fare lo stesso con quest’altra immagine, come la mettiamo?

Vignetta tratta da Asterix legionario, R.Goscinny & A.Uderzo

Di solito, qui, scatta un sorriso. E non solo perché l’immagine, tratta da Asterix, fa ridere.  Ma perché a questo punto i miei interlocutori hanno capito dove voglio andare a parare.

Il banale esempio ci mostra, come due storie molto diverse, possano originarsi da una stesso spunto narrativo, declinato in due modi opposti, il tragico e il comico, per due medium differenti, la pittura e il fumetto. Tanto più che l’immagine del quadro è fatta per starsene da sola e galleggiare davanti ai nostri occhi, con i suoi mille significati, mentre la vignetta di Asterix fa parte di un percorso narrativo di vignette e pagine.

Ad essere precisi, dovremmo anche sottolineare che la seconda storia è un “parassita” umoristico della prima:  nasce come parodia del quadro. Parte dell’ironia che ci comunica, passa per il riconoscimento della fonte originale (con l’ammiccamento del capo dei pirati che dice: “Sono stato medusato.”). Però, anche se non cogliamo la citazione, anzi proprio se non cogliamo la citazione, il racconto resta differente. La comunanza narrativa di base conta poco rispetto alla diversità di intenti, di mezzi, di sfumature, che le due storie ci propongono.

La riprova è che esistono molteplici variazioni di questa citazione: ecco qui una  bella galleria, dedicata alle molte riscritture del quadro originale di Gericault. E gli esiti non sono mai così scontati: c’è sempre sempre un piccolo o grande scarto di senso tra una versione e l’altra.

Cosa voglio dire? Vari studi di narratologia  – da quelli originari di Propp sulla fiaba ai più recenti e raffinati approdi della semiotica del racconto – descrivono le strutture profonde comuni a tutte le storie.  Eppure i modi di articolare toni, generi e personaggi sono moltissimi, da Shakespeare a Dan Brown.

Lost - Exodus

L’efficacia di una narrazione non è data dall’originalità assoluta, ammesso che esista, ma dal riuscire a combinare in maniera originale gli elementi che compongono un racconto per innescare un’emozione.

In un certo senso tutte le storie sono come zattere che galleggiano nello stesso mare, ma quando si va al cinema, si apre la prima pagina di un libro o di un fumetto, lo spettatore si aggrappa ad una sola, singola, zattera.

Il racconto funziona solo le spettatore accetta di naufragare insieme a quei personaggi, per sapere dove li porterà la corrente della storia.  Poco importa se esistono già centinaia, o forse migliaia di naufraghi finzionali, da  Robinson Crusoe a Castaway, conta solo il “qui e ora”.

A proposito, non so se ci avete fatto caso: anche in Lost, alla fine della prima stagione, tutto ruotava intorno a una zattera e ai suoi disperati naufraghi. Ogni epoca ha le sue storie e le sue Meduse.

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3 commenti leave one →
  1. 6 luglio 2010 4:13 pm

    Ho sorriso anch’io. Il problema della zattera, come fai notare, è il percorso. Possiamo montarci su “qui e ora”, ma la bravura del timoniere sta nel non essere troppo prevedibili, soprattutto nel ripercorrere canali già noti.

    E saper giocare con gli elementi narrativi in modo originale non è facile, anzi è una sfida sempre più difficile (ma non per questo meno divertente).

    • 6 luglio 2010 8:41 pm

      Si, è difficile. Ma penso che lo sia sempre stato.
      Secondo me sopravvalutiamo la modernità da questo punto di vista: non è che i narratori di oggi siano più svantaggiati rispetto a quanto accadeva cinquant’anni fa. Semmai il problema è credere alle storie che raccontiamo e ascoltiamo, in questo forse sì, c’è stato un peggioramento generale.
      Manca il “sense fo wondering” a tutti livelli, se vuoi è quello che dicevamo qualche mese fa a proposito di Avatar.

      • 7 luglio 2010 5:22 pm

        Giusto da quelle riflessioni ho scritto poi un articoletto sulla narrazione post-moderna in uscita sulla rivista Comic-Soon in questi giorni… In effetti il tema è sempre affascinante.

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