Il presepio non c’è
Per trent’anni, in quell’angolo di casa c’era il Presepe. Anzi, come diceva lui, il “presepio”.
Mio nonno lo costruiva da cima a fondo, segando tavole, inchiodando i pezzi di legno uno sull’altro, fino all’allestimento finale, con le statuine che realizzava in creta, con le sue mani. E’ una storia che ho già raccontato qui, una storia bella di cui mi sento orgoglioso di far parte.
Anche se stasera è una storia che fa male. Perché questo è il primo Natale senza di lui.
Perché una delle tante tradizioni di questa serata, era riunirsi intorno al presepio, a mezzanotte precisa (“alla nascita di Gesù”). Allora, prima di collocare il bambinello nella mangiatoia, mio nonno recitava l’antica preghiera del Te deum.
Straordinario se pensate che non conosceva il latino e ripeteva a memoria. Lo ha fatto, credo, per almeno ottant’anni. Lo ha fatto fino al Natale scorso, quando le gambe ormai non gli reggevano più e le parole uscivano dalla sua bocca, fievoli, impastate di fatica di vivere.
Quest’anno, in quell’angolo il presepe non c’è . Non ce la siamo sentiti.
Restano le figure della natività, riunite in una semplice capanna. Sono le statuine che lui ha realizzato e, scusate se non riesco ad essere obiettivo, per me sono le più belle, mai viste in un presepio.




