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Graphic novel, sola igiene del mondo?

7 gennaio 2011

I manifesti d’avanguardia fanno parte della grande tradizione dei linguaggi espressivi: dalla pittura alla musica, passando per il cinema.

Accade che in un dato momento, alcuni autori sentano il bisogno di esprimere la loro sensibilità, oltre che nelle opere, redigendo un decalogo dei motivi culturali che li spingono a creare.

Se volete, è una forma di racconto anche questa: una storia narrata da un gruppo di artisti per riconoscersi e farsi riconoscere in quanto comunità.

Nel fumetto, avviene oggi rispetto alla dimensione del “romanzo grafico”/ graphic novel, riconosciuto e praticato come formato culturale innovativo da tanti cartoonist, spesso in contrapposizione ai comics seriali “tradizionali”.

Manifesti e contromanifesti proliferano, ne racconta oggi Matteo Stefanelli su Fumettologicamente.

Ho cercato in altri post (qui e qui per essere precisi) di discutere perché trovo questo approccio fuorviante.

Oltretutto ci siamo già passati in Italia. Per anni, si è continuato a contrapporre in maniera sterile i comics, cosiddetti d’autore, a quelli “popolari”, definendo chi faceva arte e chi intrattenimento (quasi che quest’ultimo fosse un insulto).

A un certo punto sembrava che il fumetto potesse esistere solo dalla A di Andrea alla P di Pazienza. E senza nulla togliere all’immenso Paz, questo atteggiamento ottuso  ha prodotto diversi danni alla cultura dei comics.

Lo ha detto bene Michele Medda, uno degli sceneggiatori di fumetto più  lucidi nel riflettere sul proprio lavoro:

Preoccupati della “qualità” del fumetto (il fumetto deve essere adulto! Il fumetto deve maturare! Alan Moore bla bla bla… David B… bla bla bla…) editori e autori hanno perso per strada i lettori.

Ora, con la “graphic novel” rischiamo di cadere nello stesso equivoco. Perché non c’è nulla di male a raccontarsi nei termini di un manifesto, se si ha la consapevolezza e l’umilità di sapere che si sta facendo una storia di parte e non una parte di Storia. Che ci sono molte più cose in un cielo di china che in tutte le nostre filosofie cartooniste.

9 commenti Lascia un →
  1. 7 gennaio 2011 6:25 pm

    ottima chiusa ;)

    • 7 gennaio 2011 6:27 pm

      che vuoi, siamo nani sulle spalle dei giganti :)

      • Alberich el Negro permalink
        10 gennaio 2011 7:18 pm

        Così parlò il filosofo Bernardo di Chartres (secondo Giovanni di Salisbury): “nos esse quasi nanos, gigantium humeris insidentes…”.

        Cordiali saluti dalla Spagna.

      • 10 gennaio 2011 8:46 pm

        hola, honrado de la visita. :)

  2. 7 gennaio 2011 7:31 pm

    mamma mia, non ce la faccio più con questa storia dei graphic novel…. ma è solo un formato!!! diteglielo!!!

Trackback

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