Uno da Eppi Deis
Dove sei stato negli ultimi giorni?
Certo fisicamente lo sai. Eri lontano da casa, lontano dal cucciolo e dalla tua dolce metà, per via di una roba chiamata lavoro.
Il lavoro è lavoro, ci mancherebbe ti lamentassi. Però giorni come quelli appena trascorsi, non è che siano un’elisir di felicità. Per cui la risposta alla domanda di partenza è meno scontata di quanto possa sembrare.
Dove sei stato in questi giorni? Non lo sai fino in fondo. Da qualche parte a fare cose. Che non è detto abbiano tutto il significato cui pure la professione, la responsabilità, l’impegno, ti portano ad attribuire.
Perché a trentotto anni, ormai l’hai capito persino tu, malgrado il tuo illuso codice da don Chisciotte, che siamo tutti mulini a vento. Perché l’altra notte hai guardato, commosso, la foto del cucciolo sul telefonino e ti sei detto che le cose importanti sono altre.
Perché sei uno cresciuto con Eppi Deis e Nanni Moretti aveva ragione. Non si può crescere con Eppi Deis e pensare di farla franca per sempre. Come quella volta che Richi Canningam se ne andò da Miluochiii e non c’era più Fonzi a proteggerlo dalle cattiverie del mondo.
Anche se c’hai la faccia da bravo ragazzo, alla fine con la vita ci devi fare i conti. Senza risate registrate.





