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Quando il re incontrò la bambina

23 aprile 2012

I racconti fotografici sono autentiche macchine del tempo, nel senso che possono presentificare un giorno lontano e farcelo rivivere all’instante. Con un semplice sguardo. Quando si entra dentro una foto, per esempio, quella qui sopra (pubblicata dal New York Times ),  si diventa parte del “qui e ora” del racconto.

Non c’è come in letteratura, la voce di un narratore che deve obbligatoriamente definire “C’era una volta…” etc. etc. Il coinvolgimento è diretto, immediato, totale. Anche senza riconoscere nel ragazzo più grande il mitico Cassius Clay/Muhammad Ali, “il re del ring”, una delle icone degli anni Sessanta, questa foto arriva da lì. Ci riporta lì.

Dei molti sguardi che s’incrociano, ciò che colpisce è che si tratta sempre di traiettorie reciproche. Qualcuno guarda qualcun altro che, a sua volta, restituisce l’attenzione. Se mettete insieme tutte le traiettorie, la composizione vi apparirà come intessuta da questi fili invisibili che legano i personaggi.

Gli sguardi collegano i protagonisti in un istante di serenità collettiva, i bambini come il campione. La traiettoria visiva che unisce Cassius Clay alla bambina è la linea più forte del racconto. Perché si concentra nella zona centrale (il cuore) della composizione, perché coincide con un asse orizzontale dell’immagine e taglia in due metà speculari (l’alto e il basso) l’immagine.

Non sappiamo cosa si dicono il re del ring e la sua piccola dirimpettaia di comunicazione. Ma i volti protesi l’uno verso l’altro, il lieve sorriso incuriosito del campione e quello sbarazzino della bimba, suggeriscono una improvvisa complicità. Una scintilla forse durata meno di un istante, ma quel tanto che basta a imprimersi nell’obiettivo di Steve Shapiro, a diventare il “qui e ora” di quella storia. Che, come nella fiaba multipla di Sherazde ne Le mille e una notte, se ne porta dietro tante altre.

Ventitré anni dopo questa foto, quando il re ormai non era più re da molto tempo, e la bambina non era più una bambina da tanti anni, la piccola Lonnie – questo il suo nome – sposò il grande Cassius/Muhammad.

Tra la foto del 1963 e quella di seguito scattata in anni recenti, non  sappiamo cosa ci sia stato. Ma a guardarli negli occhi, il vecchio leone fiaccato dal morbo di Parkinson e la signora matura che gli vive accanto, qualcosa della scintilla originaria ancora si percepisce. Ancora arde. Come se fosse sempre “qui e ora”.

(La storia della foto è raccontata qui nei particolari e vale la pena leggerla.)

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4 commenti leave one →
  1. 28 aprile 2012 6:48 pm

    vado a leggerla! :-)

  2. 28 aprile 2012 6:53 pm

    è incredibile come il passare del tempo ” unifichi ” gli aspetti esteriori. nella prima foto gli anni di differenza tra i due protagonisti è evidente e notevole. nella foto in basso sembra più grande lonnie di suo marito. è una storia di dedizione davvero bella!

    • 29 aprile 2012 7:25 am

      “dedizione” sì è la parola giusta. Comunque la tipa è tosta, se giri in rete trovi diverse interviste su come insieme combattono la malattia di lui.

      • 29 aprile 2012 9:06 am

        quando si ama si diventa tosti d’ufficio, caro marco! :-D

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