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Il Tao dei sentimenti

9 giugno 2012

Basta guardarli, questa madre, questo bimbo, perché  ci conquisti  il senso di quieta fiducia nella potenza della vita che l’immagine riesce a trasmettere, malgrado le profonde cicatrici esibite dalla donna.

La madre e il bimbo formano un tutt’uno, con i loro due volti accostati, quasi  che uno si specchiasse nell’altro per costruire la propria serenità. Complementari come yinyang.

Ma il “Tao” dei sentimenti , attraverso la postura e il gesto, sbilancia la narrazione verso uno solo dei protagonisti: la mamma.

E’ il suo corpo a occupare l’asse verticale della composizione, quello che divide esattamente a metà l’immagine. E’ la sua pelle devastata a occupare il fulcro della foto.

Anche senza conoscere le origini di quel corpo martoriato, il contrasto tra la morbida lucentezza dei volti e la ruvida rete di cicatrici, esplicitato nel passaggio dalla luce all’ombra, genera il racconto.

E’ la storia di una donna che, dopo sofferenze indicibili, si è riappropriata di un  equilibrio interiore e di un corpo esteriore, grazie al dono più grande: generare vita.

Come sempre, questa storia se ne porta dietro un’altra che vale la pena conoscere. Perché quando il celebre fotoreporter Joe McNally scattò nel 1995 questa foto sapeva bene di avere di fronte Kim Phuc.

La madre del piccolo Thomas era la stessa ragazzina in fuga dall’orrore delle bombe a Napalm del Vietnam, ritratta da Nick Ut in quella foto celeberrima del 1972 a Saigon.

L’effige della piccola Kim fece allora il giro del mondo, emblema della brutalità della guerra. Quarant’anni dopo l’effige della mamma di Thomas ci racconta di come solo l’amore possa cicatrizzare davvero certe ferite.

4 commenti leave one →
  1. 9 giugno 2012 6:39 pm

    conosco bene entrambe le foto. e ogni volta guardare quelle cicatrici mi sconvolge; il pensiero corre all’amica di melissa, coinvolta nell’orrore di brindisi. sulla pelle avrà per sempre il ricordo come un marchio – se mai un fatto del genere potrà cancellarsi dalla sua memoria – della brutalità di un pazzo. ogni evento che sconfina nella follia non è generato da uomini, ma da mostri.

  2. 17 giugno 2012 2:20 am

    È quasi impossibile commentare questo articolo e queste due foto.
    Mi viene spontaneamente da dire che sarebbe troppo bello se, in futuro, l’uomo usasse l’intelligenza che Madre Natura gli ha dato.
    L’uso della forza è del mondo animale… e solo per motivi di sopravvivenza.

  3. 13 luglio 2013 3:29 pm

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  1. Supertelebloggone 2012 « Sono Storie

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