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Bianco il labirinto, nero il filo d’Arianna

22 agosto 2012

Per un cantastorie, il foglio bianco rappresenta molte cose.

E’ la curiosità di esplorare. E’ il piacere di inventare. E’ il timore di non farcela. E’ la fatica di creare. E’ il gusto di provarci.

Ci penso quando guardo i fumetti di Sergio Toppi e ripercorro la sua straordinaria carriera di cartoonist: una vita al servizio di quel foglio bianco, con la voglia costante di sperimentare.

I suoi racconti d’immagine rifuggono dalle solide convenzioni di balloon e vignette: costituiscono  sfide alle consuetudini dell’occhio.

Ciascuna pagina ci catapulta in un universo diverso, dotato di leggi visuali proprie ed abitato da volumi neri che si affastellano sul bianco della pagina, in maniera ogni volta differente.

Spesso le architetture grafiche delle tavole risultano talmente ardite,  l’ordito dei segni tanto complesso, che lo sguardo del lettore sembra condannato a smarrirsi nel labirinto di forme accatastate.

E, proprio mentre siamo lì in cerca di senso, ci accorgiamo che il senso si sta dispiegando davanti a noi, come un filo d’Arianna nero in un labirinto bianco. Accade nel momento in cui le forme, che credevamo in disordine, si rivelano solidali le une con le altre, offrendoci perfette traiettorie figurative.

Basta seguirle, ricomporle nell’impatto dei volumi e dei corpi, per essere accolti da personaggi colossali, luoghi fantastici, tempi mitologici.

Il racconto nasce e al tempo stesso si dissolve lì dove, per dirla con Enzensberger:

non esiste labirinto per chi lo ha attraversato

Ed uscire dal labirinto di una tavola di Toppi è un piacere fumettistico unico.

Un’esperienza capace di lasciarti senza fiato al termine della lettura, spossato e al tempo stesso appagato dalle tortuose, meravigliose, strade narrative che l’autore ha deciso di farti percorrere su quel foglio bianco.

—————————————————

Questo post giaceva nel cassetto delle bozze da mesi e sarebbe rimasto ancora lì, visto che rileggendolo continua a sembrarmi inadeguato, nonostante la passione e l’impegno profusi, a raccontare le qualità immense di un cantastorie come Sergio Toppi.

Solo che Toppi  ieri ci ha lasciato e, con tutti i suoi limiti, questo pezzo vale oggi come minuscolo omaggio alla sua straordinaria avventura espressiva, a quel gigantesco patrimonio  di emozioni disegnate che questo autore straordinario mi ha regalato.  

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4 commenti leave one →
  1. 27 agosto 2012 8:28 am

    riflettevo su quanti ” necrologi ” ha i postato quest’anno. è proprio un bisestile, speriamo passi in fretta! :-(

  2. 3 settembre 2012 8:26 am

    uno dei migliori disegnatori italiani (e non, direi) di sempre.
    si era inventato il suo stile raffinato ed immediatamente riconoscibile.
    unico cruccio: se fosse stato affiancato a qualche grande sceneggiatore forse avrebbe potuto dar vita a qualche vero e proprio capolavoro… il suo apice è stato la rilettura delle mille e una notte…

    • 8 settembre 2012 8:11 pm

      … questa degli autori completi vs scrittori è una vecchia disputa.
      Io che di formazione sono sceneggiatore non posso che essere d’accordo con te, per quanto riguarda il racconto, inteso come trama, plot, dialogo.
      Però la questione è anche rovesciabile: l’integrazione tra parola e immagine che certi autori completi riescono a ottenere nelle loro tavole (in termini di architettura visiva, di ritmo impresso alle vignette, di qualità delle scelte d’inquadratura) difficilmente si può raggiungere nell’incontro tra sceneggiatore e disegnatore, anche se ben affiatati.

  3. 10 settembre 2012 8:39 am

    certo. frank miller si fa tutto da solo. e alcune volte molto bene…
    volevo solo affermare che alcune volte è quasi uno spreco che un fumetto che graficamente sarebbe davvero molto accattivante non abbia un’adeguata sceneggiatura di supporto che lo possa rendere ancora migliore…

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