Questo non è un paese per circoli

Domenica 19 Luglio. Sono appena rientrato dalla Francia a Roma, dopo mesi di lavoro fuori. E’ il primo giorno di vacanze che passo con mia moglie. Fa un caldo boia e vorrei starmene a poltrire un po’.

Però mancano tre giorni alla scadenza per il tesseramento del PD. E questa volta mi sono ripromesso di farlo, anche perché finalmente c’è un candidato alla segreteria che mi da fiducia, Ignazio Marino. Persino mia moglie s’è convinta, lei che di solito è diffidente su queste cose. Mi dice: “Dai facciamolo, mi sembra una persona perbene.”

Ok. Ora si tratta solo di trovare il circolo più vicino a noi, come suggerisce il sito del PD. Spulcio fra le pagine, ma non è una ricerca facile. Finalmente salta fuori una lista… Scopro che nella mia zona non siamo presenti, d’altronde è una di quelle periferie nuove. Fino a pochi mesi fa non avevamo l’asfalto sulle strade, figurati il circolo del PD.  Poco male, ne trovo uno (l’unico) in una zona molto vicina. C’è anche il numero di telefono, chiamo.

Risponde una segreteria telefonica dalla voce scocciata (!!!): “Questo non è più il numero del patronato. Non chiamate per cercare il patronato.”

Messaggio finito, non una parola sul PD. Ricontrollo il numero sull’elenco, no il numero è quello…

Ritento e risponde di nuovo la segreteria. “Questo non è più il numero del patronato.” (E questo ormai è chiaro). Non capisco: è vero che è domenica ma si era detto che i circoli in questi ultimi giorni di tesseramento sarebbero rimasti aperti. E quello è l’unico circolo indicato per tutta l’area, una delle più popolose periferie della mia città. Possibile?

“Forse si sono dimenticati di togliere la segreteria.” Suggerisce mia moglie. Va bene, andiamo di persona. Non è distintatissimo, anche se sono strade che non ho mai percorso in auto. Chilometri e chilometri di periferia neocementificata a Nord-Est. Strade degne della Parigi Dakkar, perché qui l’urbanizzazione ha due velocità, una rapida per chi costruisce i palazzi, una tartarughesca per i servizi a chi quei palazzi finisce per abitarli.

Ci perdiamo un paio di volte ma alla fine giungiamo all’agognato circolo. Cioè arriviamo a un palazzo che si trova al civico indicato sul sito del PD. Niente (insegna, bandiera, manco uno straccio di etichetta sui citofoni) che confermi l’esistenza del posto, ma visto che ci siamo faccio un giro di perlustrazione.

Finalmente, circumnavigando, il palazzo, trovo una porticina stile Catacombe di Santa Domitilla. C’è un foglio scritto appeso con l’adesivo sull’uscio: “Questo non è il patronato.”

Provo a bussare ma senza risposta. Guardo l’orologio, è mezzogiorno. Mia moglie, come al solito, ha una illuminazione. Si ricorda che dove abitano i suoi, sempre in zona, c’è un circolo del PD. Troviamo il numero di telefono sulla lista e chiamiamo…  Stavolta dall’altro capo del telefono, una voce gentile ci dice che sì è possibile iscriversi. Se andiamo subito. E noi andiamo subito . Ed è subito un ’altra impressione. Il Circolo è ben allestito, appena arriviamo sulla porta incontro il faccione sorridente di Dario. Che bello.

Dentro troviamo un tipo giovane, più o meno della nostra età. Dalla voce gentile ricostruiamo che è il Luca che ci ha risposto al telefono. All’inizio è un po’ diffidente: “Quindi volete iscrivervi al Partito Democratico?” Ci chiede, come a voler ribadire.

“Beh quella sarebbe l’idea…” Dico e, mi verrebbe da aggiungere quasi a giustificazione: “…Sempre che voi siate d’accordo…”.

Comunque comprendo la diffidenza. In questi giorni il casino dell’esplosione di tesseramenti dell’ultima ora è finito perfino sui giornali. Quindi è chiaro che Luca ci tenga a fare le cose per bene. Ci spiega tutto e comprendiamo che, per quanto possibile, l’impegno è anche di partecipare alla vita del circolo.

Finalmente iscritti. Mi giro la tessera fra le mani. Fa uno strano effetto. E’ una vita che per me la politica è importante e sono sempre stato un elettore di centro sinistra. Ma prima d’ora non avevo mai voluto iscrivermi. Finché non è arrivato il PD. So che molti non la pensano come me. Ma io credo che, nonostante gli errori e gli insuccessi, questo partito sia ancora qualcosa di nuovo e di buono.

Ah, quasi dimenticavo. Qualche giorno dopo, per curiosità,  sono ripassato al circolo “che non è più un patronato.” E non è nemmeno più un circolo a vedere lo stato di abbandono.

E’ difficile, lo capisco. Questo non è un paese per circoli.

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