Video(buro)cracy

Il punto non è se  “Videocracy” sia o meno un buon documentario.  La tesi di fondo non è certo nuova  e, spesso, questo tipo di operazioni risultano noiosette.  Vedremo.

Mi stupisco, invece, della solita imbecillità dei “censori”. Se non avessero sollevato il problema, se si fossero limitati a trasmettere gli spot, insieme ai tanti altri che affollano l’etere, quasi nessuno ci avrebbe fatto caso, e un caso non sarebbe nemmeno nato. Così, invece, se ne parlerà e molto.

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