Rispettateli

A sinistra oggi, come al solito, è iniziato il rito dei “ma…” e dei “però”.  Un rito che non non mi piace.

La morte se frega dei gradi e delle stellette. Su questo siamo d’accordo. E magari ci sono morti che fanno altrettanto male. Come quelli nei cantieri o nelle fabbriche, vittime di una guerra che nessuno ha dichiarato, e che conta troppi caduti alla settimana, tutti civili. Ma (qui il “ma” ci sta, non fa parte del rito) quei ragazzi morti ieri non erano impiegati al catasto (con tutto il rispetto per gli impiegati del catasto).  Non timbravano un cartellino e, non tornavano a casa la sera dalle loro famiglie. Facevano un mestiere difficile, un mestiere speciale.

Il cinismo di chi dice: “Erano professionisti, conoscevano i rischi” è fuori luogo. Lo sapevano certo, come lo sanno padri, madri, moglie figli, che a casa aspettano il loro ritorno. Come lo sa chiunque faccia quella vita e, non per questo, ha deciso di buttarla via.

Quei ragazzi erano li a rappresentare il nostro paese. Possiamo discutere a lungo se sia una missione giusta o sbagliata. Se bisogna rimanere in quel carnaio o se sia venuta l’ora di farli tornare a casa. E comunque in un paese civile, non si attende che la gente muoia per prendere questo tipo di decisioni. Possiamo perfino discutere se sia giusto imbracciare un fucile per difendere la vita di qualcun altro. Possiamo discutere ma tutto questo non ha nulla a che fare con quei ragazzi – quelli che ieri ci hanno lasciati – e gli altri che sono ancora lì in Afghanistan.

Non chiamateli “eroi” se non li considerate tali. Non portate cordoglio alle famiglie se ciò vi pesa.

Solo, rispettateli.

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4 pensieri su “Rispettateli”

  1. Io sono uno di quelli che ha detto “ma”. E come tutti quelli che hanno detto “ma” non ce l’ho né con questi militari, né tantomeno con le loro famiglie, che meritano cordoglio, rispetto, sostegno. Solo con una opinione pubblica che crea morti di serie A e morti di serie B (come dopo tutto hai fatto anche tu in questo pezzo). Con la maggioranza delle persone che piangono a comando, quando glielo dice la tv. Con una comunità ipocrita legata al sensazionalismo e alla retorica da fiction. Non mi presto alle classifiche: altrimenti dovrei dire che meritano più sostegno le famiglie monoreddito da 1000euro al mese che improvvisamente si ritrovano senza fonte di reddito, che non quelle da 5000euro al mese/missione con il sussidio da eroe di guerra. Ma non lo farò, perché è squallido e triste.

  2. Si Massimo, me ne rendo conto. La classifica dei morti è una schifezza, perché come diceva il Principe De Curtis”a’ morte è na’ livella”. Però (o ma) non posso fare a meno di pensare che una differenza vada fatta. Stavolta, clamorosamente, mi trovo d’accordo con le cose che ha detto il nostro segretario Dario Franceschini.
    Sono convinto, anche perché leggo sempre con interesse le cose che scrivi, che tu non ce l’abbia con quei ragazzi, ma non mi sento di dire la stessa cosa di tanti altri. Per esempio, quelli che in certi manifestazioni ho sentito gridare “10, 100, 1000 Nassiriya”.

  3. E va bene, è giusto, giustissimo rispettarli; ed infatti è quello che ho fatto con il mio silenzio , chiuso nel mio (personale) dolore. Evitando (ma non mi è venuto da pensarlo nemmeno per un secondo) qualsiasi esibizionismo: bandiere alle finestre o fiori al Milite Ignoto, discussioni tra colleghi o seguire i funerali in televisione…tutto questo è morbosità, è pornografia ma non ha niente a che fare con il dolore.
    Se vogliamo parlare di soldati morti in guerra come a degli Eroi, penso ai morti (e anche a quelli che si sono salvati) della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Guerre scellerate, con i nostri nonni mandati al macello: ma era un’altra epoca, un’altra cultura, un altro senso della patria. E mettici pure altre necessità e altro livello di conoscenza/informazione/istruzione…
    Chiedo solo, e purtroppo da tempo ormai, in tutti i campi se ne è persa l’abitudine, che le cose vengano chiamate con il giusto nome.

    MERCENARIO: [mertze’narjo] agg., s.m. 1 agg [detto di persona] che presta la sua opera a pagamento 2 agg [detto di cosa] che è fatto per un compenso 3 sm soldato di una milizia mercenaria

    Non chiedo altro.

  4. I soldati lavorano per il loro paese, i mercenari per il paese che li paga di più. C’è una differenza.
    Comunque sulla pornografia mediatica ti do ragione, ma è un discorso che riguarda i morti in guerra quanto Lady Diana o Mike Bongiorno. Per i media, in particolare per la tv, qualsiasi sentimento diventa cibo commestibile da buttare in pasto all’audience.
    Quanto agli eroi, come diceva Brecht, beato quel paese che non ne ha bisogno.

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