Il cuore del SegreDario

Ieri, alla Convenzione del PD, Franceschini ha parlato al cuore delle persone.
Marino ha parlato al loro cervello.
Bersani ha parlato alle loro tessere, che sfortunamente non hanno applaudito.

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4 pensieri su “Il cuore del SegreDario”

  1. Molto ingeneroso, vero, ma voleva essere un aforisma, non una riflessione articolata. E’ che quando ho letto il commento sul discorso di Franceschini di “Lothar” Latorre (“E’ stato un comizio domenicale”), mi sono sentito – caro omonimo – di sparare anch’io qualche cattiveria.
    Però, fortunamente, fra i “bocciofili” ci sono anche persone come te, con cui è un piacere confrontarsi.
    A proposito di cattiverie, guarda che scrivevo ad agosto:

    https://sonostorie.wordpress.com/2009/08/19/un-senso-a-sto-pidi/

  2. bersani ha fatto di gran lunga il discorso migliore e più serio. gli altri due sono stati dei comizi di basso livello (peggiore fra i due quello di franceschini)

    1. Sono il primo a dire che Franceschini ha fatto un discorso più di emozione che di ragione. Per Marino non mi sembra proprio. Anzi, a fare i pignoli, gli si può imputare proprio una certa eccessiva pacatezza. Forse la sua inesperienza politica a volte lo tradisce. Fa parte dell’autenticità della persona che trovo straordinaria.
      Per Bersani… Non nego le qualità del politico. Ma è roba di 30 anni fa. Se ne è reso conto pure lui che, dopo il lessico vintage della “bocciofila” e “della ditta” di questi mesi, ha tentato domenica la strada giovanilistica con una maldestra citazione di “Pulp fiction”, paragonando Berlusconi a Mister Wolf.
      Comunque, al fondo, la differenza non è di forma ma di sostanza. Nei discorsi di Franceschini e Marino, nonostante le differenze, il senso di un progetto comune, davvero innovativo che, in fondo, è quello che cercavamo 2 anni fa, quando tutti noi abbiamo aderito con entusiasmo alla nuova avventura.
      Mi sembra, onestamente, che invece il progetto D’Alema/Bersani sia diverso. D’Alema riteneva e ritiene che il PD sia solo l’ennesima sigla ombrello del riformismo, dopo PDS e DS. Al fondo, Massimo non ha mai inteso rinunciare alla sua idea di avere in Italia un grande partito social-democratico riformista. E’ una idea legittima certo, ma lontana anni luce dallo spirito del PD, che invece che una sommatoria di identità passate, dovrebbe rappresentare il superamento di quelle identità per costruirne una nuova.

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