Un Post(o) migliore

Ricordo quando lavoravo in quel posto, per 600 euro al mese, e tornavo la sera a casa con l’orecchio arrostito dalle telefonate.
Ricordo Paolo che sognava di lavorare in banca e invece era lì, come me,  a vendere assicurazioni sulla vita. Convinceva i clienti con una battuta agghiacciante: “Lei, la provi, poi mi dirà…”
Ne vendeva a mucchi, era il più bravo di tutti noi. Stava lì, in quel posto, da due anni.

E, poi, mi ricordo di Maura, che staccava da segretaria alle 16.30 ed arrivava alle 18.00 al call center per il turno notturno. “Come faccio se no? Ho tre figli e mio marito l’hanno messo in cassa integrazione.”
Lei non era brava come Paolo, però faceva un ciambellone stupendo e scherzavamo tanto.
Ricordo Roberto, un fotografo fantastico,  innamorato delle montagna, con cui diventammo amici.  Roberto preferiva lavorare lì invece che fare i servizi ai matrimoni: “…Gli zii… La torta… Bacio, bacio! Dopo un pò, non ce l’ho fatta più.”

E poi ricordo, quando lavoravo la notte, in quell’altro posto. E bisognava alzare la mano, per chiedere di andare a pisciare.
Ricordo quando pure scegliere tra una pizza e un cinema era un problema.
Ricordo delle farfalle allo stomaco, quando un contratto sta per finire e non sai se te lo rinnoveranno.
Ricordo di quel sapore amaro in bocca,  quando senti che stai subendo un sopruso, ma non puoi dire nulla, perché altrimenti ti mandano via.

Si, signor ministro, ricordo  tutte queste cose.  Pure oggi, che come dice lei, ho raggiunto la stabilità, al contrario di tanti amici, anche più bravi ma meno fortunati.

Alcuni sognano il posto fisso, tanti altri no.

Andrebbe perfino bene la legge Biagi, se qualcuno controllasse, ad esempio,  che i contratti a tempo non venissero sempre rinnovati all’infinito con trucchi vergognosi. Se qualcuno impedisse che si facessero contratti “a progetto”, per mestieri in cui passi  10 ore al giorno sul posto di lavoro, senza straordinari pagati.  Se  sotto la voce del bilancio “servizi”, le aziende non nascondessero migliaia di lavoratori invisibili, senza certezze e senza diritti. Se si potesse sperare tutti nelle stesse opportunità,  e non vedersi sempre surclassati da altri per via del potente di turno.

Si, signor, Ministro, non è questione solo di posto fisso.

La questione vera è poter vivere in un posto migliore del paese ipocrita e meschino, che lei rappresenta.

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