La lista di Eco

Prendetelo con il beneficio del dubbio: quest’è un invito alla lettura “a scatola chiusa” e, prima   ancora che  agli altri,  lo rivolgo a me stesso.

Ieri sera, a Che tempo che fa di Fabio Fazio (Rai3), guardavo Umberto Eco presentare la sua ultima fatica saggistica, La vertigine della lista, testo che prende le mosse da una recente esposizione sul tema curata dal professore per  il Louvre di Parigi. Anche se non mi interesso più di semiotica come un tempo,  ogni nuovo saggio di Eco resta per me un appuntamento irrinunciabile, da ormai vent’anni.

Così, questo Vertigine della lista  entra di diritto nella wish list delle cose da leggere al più presto, e più in generale, mi ricorda l’enorme debito intellettuale che ho contratto con questo straordinario protagonista intellettuale del nostro tempo, da quando – tanto tempo fa – lessi per la prima volta Apocalittici e Integrati. Fu una rivelazione per me, liceale classico abituato a sbattere la testa su Sofocle e Manzoni. Anche i media moderni che amavo (la tv, il cinema, i fumetti, la letteratura) potevano diventare seri ambiti di studio e questo dava un senso diverso a molte cose.

Da allora, pur apprezzando anche alcune opere dell’Eco romanziere, gli ho sempre preferito la sua (quasi)  sterminata  produzione critica. Dai testi che hanno rivoluzionato la allora nascente, scienza Semiotica, ai saggi più specifici, dedicati alla letteratura ed ad altri domini culturali.  Con l’occhio allenato del semiologo, e l’apertura critica del neoilluminista, Eco riesce sempre ad offrire sguardi inediti sulla produzione e interpretazione di segni e significati.

In fondo, anche questa opera critica sui modi scientifici e poetici di classificare le cose del  mondo (liste, elenchi, cataloghi, etc.)  rientra in quel progetto, tipicamente echiano, di  studiare i confini della semiosfera, la grande “enciclopedia” in cui ogni civiltà si trova a scrivere e riscrivere la propria storia, o meglio le proprie storie.

E di tutti questi processi Eco riconosce le sfide ma anche i limiti. Disegna i grandi scenari, ma non dimentica le piccole narrazioni. Accompagna l’ironia al rigore, o come avrebbe detto Calvino, la leggerezza alla precisione. Per questo scommetto sul suo nuovo saggio, come in una partita di poker, giocando al buio. Mi accompagna la consapevolezza del personaggio più noto dell’Eco romanziere, Guglielmo di Baskerville:

Non ho mai dubitato della verità dei segni, Adso, sono la sola cosa di cui l’uomo dispone per orientarsi nel mondo

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7 pensieri su “La lista di Eco”

  1. Come mancare l’appuntamento con l’ultima fatica di chi paragona l’eccetera all’insistente ricerca dell’uomo del bisogno di colmare il senso di infinto che si porta dentro.
    L’eccetera come lettura moderna del sublime kantiano…
    Non si può voler di meglio 🙂
    Gloria

  2. Si, io in wish list, ho anche “Non sperate di liberarvi dei libri”, scritto con Jean Claude Carriere, che vorrei leggere in francese fra qualche mese (se ci riesco).

    Sulle liste, aspetto di leggere ovviamente, ma stavo riflettendo che la lista assoluta del cristianesimo sono i 10 comandamenti. Si potrebbe aprire un discorso interessante sul valore prescrittivo ma anche delimitativo che gli elenchi hanno.

  3. Riflettevo sul fatto che, oggi come oggi, credo sia praticamente impossibile vivere senza elenchi. Da quelli più semplici (la lista della spesa, forse?) a elenchi di spessore quali i 10 comandamente. Questo perchè concordo con quello che costantemente si dice sulla sovrabbondanza di ogni tipo di stimolo che ci disorienta. In risposta alla necessità di ordine ci vediamo costretti a utilizzare questi sistemi che sono strutturalmente limitativi, restrizione che è facilmente superabile nel momento in cui si prende coscienza di ciò. Sono convinta che le persone abbiano bisogno di qualcosa che le aiuti a comprendere e a trovare un orientamento su tutte le questioni, dalle più banali e quelle che mettono in gioco aspetti intrinsecamente importanti per l’essere umano.

    1. L’enumerazione è un modo di “ri-finire” il mondo, sicuramente. Se pensi ai consumi culturali, balzano agli occhi la quantità di classifiche, hit parade, che tiriamo fuori, di continuo, per avere ragione della complessità degli stimoli che ci arrivano e che dobbiamo gestire. Se c’è anche chi ci costruisce su vere e proprie poetiche, come Nick hornby – le cui opere narrative sono zeppe di liste –
      Ci sono ricascato meno di mezz’ora fa su Facebook, con un amico esperto di serie tv… Cercavamo di stabilire quali fossero i migliori telefilm e siamo finiti a costruire una classifica.
      Sai qual’è la cosa che più mi terrorizza? Che anche la politica ormai la costruiamo così: le cosiddette issues sono voci di una lista di priorità … Però lì la riduzione di complessità rischia di essere pericolosa…

  4. Molto pericolosa.
    Proprio questa sera a cena si è intavolata una discussione con mia nonna sui possibili cambiamenti di alleanze nella politica italiana e per l’ennesima volta mi sono trovata a difendere lo spessore politico che nel nostro Paese si sta perdendo. Nonostante ciò, mi rendo anche conto che, come quando si affronta un nuovo argomento durante lo studio è bene schematizzare un po’ per fare ordine e solo poi, quando si chiariscono alcuni concetti, si può scendere in profondità, talvolta anche in un settore estremamente delicato quale la politica è bene partire da semplificazioni. Il problema, anche mio purtroppo, è che poi ci fermiamo a queste semplificazioni. Non abbiamo ne voglia ne tempo di approfondire e di cercare di convincere chi appartiene a qualche generazione precedente la nostra che quello che la televisione ci propone non è oro colato. Purtroppo, io in prima persona mi rendo conto di quanto sia difficile cercare anche solo di insinuare il dubbio e credo che se si riuscisse a far capire che non è tutto lineare come sembra sarebbe già un gran risultato.
    🙂

  5. La linearità è un altro di qui principi della nostra organizzazione enciclopedica molto interessanti da studiare. Apparentemente la rete va oltre, ma pensandoci, potremmo fare a meno di aggregatori di ricerca e altre cosette che ci aiutano a districarsi nella complessità? altro quesito interessante

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