La storia spezzata di Paolo Borsellino

Il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Paolo Borsellino (1940 – 1992)

Oggi Paolo Borsellino avrebbe compiuto 70 anni. La sua è una di quelle storie spezzate dal fragore delle bombe che ci hanno segnato profondamente. Credo sia un fatto generazionale, visto la quantità di ricordi che trovo oggi in rete. In queste ore la politica, però, si concentra sulla commemorazione di altre storie, ben più difficili da valutare.

Forse a quanti a destra rivedono le vicende di quegli anni, imputando solo a Tangentopoli e al presunto accanimento giudiziario, la fine della Democrazia Cristiana di Forlani e del Partito Socialista di Craxi, farebbe bene ricordare anche le stragi mafiose. L’onda di sfiducia contro i partiti tradizionali che montò, all’epoca, nell’opinione pubblica fu anche motivata dall’assoluta incapacità dello Stato di contrastare la violenta escalation mafiosa di quei mesi.  La morte prima di Falcone e, poi, di Borsellino fu il  segnale lampante di un sistema politico, incapace ormai di controllare la realtà, perché totalmente avvinto nelle sue faide interne, nelle sue beghe di palazzo. La gente, semmai si era fidata, non si fidava più.

Per capirlo, basta rileggersi come si chiudeva un articolo, pubblicato da Corrado Stajano sul Corriere della Sera, all’indomani della strage di Via D’Amelio, in cui Borsellino e la  sua scorta furono trucidati.

Dobbiamo ricordare un altro morto, invece. Ma che cosa conta la vita in uno Stato che manda al macello i suoi figli migliori? Adesso ci saranno i funerali solenni. Arrivera’ il presidente del Consiglio, arrivera’ il presidente della Repubblica. La gente chiedera’ verita’ e giustizia. Paolo Borsellino era uno dei “professionisti dell’ antimafia”, come lo aveva definito Sciascia: uno di quelli che facevano carriera con le inchieste di mafia. Che carriera, che splendida carriera.

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