A pane e Goldrake

Appartengo alla prima generazione di bimbi cresciuti a “pane e Goldrake”, quelli “animazzati” davanti alla tivvù. Beh, che i cartoni animati made in Japan  si chiamassero “Anime” in originale, allora, non lo sapevamo. E, d’altronde, non ce ne sarebbe fregato un fico secco di saperlo.

Quei racconti, a base di robottoni dinoccolati e orfanelli/e sfigate dagli occhioni grossi come fanali di Cinquecento, erano una roba mai vista prima e questo bastava ad incantarci.

Trent’anni dopo, la passione infantile ha preso il sapore, dolce e commovente, del ricordo. La cosa strana è che, fino a qualche anno fa, papà e mamma che rievocavano con aria sognante Carosello, ti facevano sensazione.

Ora – invece – sei tu a condividere sul profilo di Facebook i tormentoni di quei cartoni, o a emozionarti se un cantautore reinterpreta un “classico” di allora.  Sono gli effetti della “Mazinga Nostalgia”, come l’ha definita con felice intuizione Marco Pellitteri nel suo omonimo saggio.

Una bella trasmissione radiofonica ha ricostruito le trame e le emozioni di quell’invasione nipponica, determinante  per la sensibilità di intere generazioni di poppanti.  Si chiama “Lame rotanti”, l’hanno ideata e condotta Lucrezia Corti e Elisa Manca per la Radio Svizzera. I dettagli e il link ai podcast li trovate sul blog di Lucrezia.

Nell’ascoltare il programma, ho ripensato all’emozione fortissima che provai  la prima volta che vidi la sigla di “ufo-robbò” alla tivvù.  Era il 4 aprile 1978 e io avevo solo  quattro anni. La data l’ho ricostruita in seguito, ma l’emozione del ricordo è quella originale .  Per paradosso, un altro ricordo indelebile di quei momenti  risale a una quindicina di giorni prima.

Ci fecero uscire dall’asilo di mattina e trovai mia mamma ad aspettarmi all’uscita. Era strano l’orario ed era strano che ci fosse lei, perché di solito veniva nonno a prendermi.  Ma quella volta c’era mamma, che mi prese in braccio e mi  portò in fretta in macchina. Per la strada ricordo che c’erano poche persone e quelle poche avevano lo stesso passo frettoloso  e la stessa faccia brutta di mamma. Erano tutti molto preoccupati per un signore di nome Moro.

Io non sapevo chi era e non mi importava. Per i mesi successivi, il mio massimo terrore fu il nemico di Ufo-robbò  “con la faccia che gli si spaccava e dentro un’altra faccia”.

Ci vollero molti anni prima che scoprissi che i mostri veri non si nascondevano sulla stella Vega, ma in un appartamento di via Montalcini.

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4 pensieri riguardo “A pane e Goldrake”

  1. wow! non avevo ancora mai collegato lo sbarco di Goldrake sulla terra alla vita reale… e ai suoi mostri. Inquietante.
    Da un punto di vista decisamente più egocentrico, avevo apprezzato la coincidenza con il compimento dei miei 4 anni: mi piaceva pensare a G come un regalo speciale dallo spazio profondo!

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