Non sense of comics

I manifesti del Partito Democratico, per le elezioni regionali, sono davvero inguardabili. Nel senso letterale dell’espressione: non si sa dove guardare, non c’è un percorso visivo chiaro. Grafica e figurazione se ne stanno ognuno per suo conto, come separati in casa.

E poi c’è quella scelta dei fumetti, che francamente a uno che i comics li legge, risulta insulsa. Come ha scritto anche un giovane maestro del fumetto quale Gipi:

I balloon, non si mettono lì.

In verità, più che al fumetto, quei balloon  sembrano rinviare anche nella foggia ai call-out di powerpoint: i “finti” fumetti didascalia che si utilizzano nelle presentazioni. Se invece del balloon, avessero usato una una freccia, o un post-it, sarebbe cambiato poco.

Viene meno quello che è il  senso espressivo dei balloon nel fumetto, dove essi rappresentano la voce del personaggio: la forma massima di personalizzazione delle parole. Qui, questo effetto caldo cade perché a fumettare è “impersonalmente” il partito, o ancora peggio, un personaggio che non sembra parlare.

Champ sostiene che l’importante in un manifesto è  dare messaggi coerenti. Ma oltre alla coerenza concettuale, in un visual conta quella grafica, perché è da lì che passa il rapporto con chi guarda. E in questa scelta del fumetto, come anche in altre fatte in questi manifesti (i personaggi fotografati, lo stile di ripresa)  io leggo una sostanziale incoerenza fra i diversi elementi. In definitiva, non si capisce bene cosa si voglia raccontare. Non si capisce nemmeno se ci sia la voglia di raccontare qualcosa davvero.

Guardate al contrario, la campagna del governatore della Liguria Claudio Burlando, analizzata dalla specialista Marina Ripoli. Piaccia o no, lì una narrazione c’è e funziona.

Update 09/02/10

Nel frattempo è arrivato anche il commento di un altro esperto del ramo balloon, Tito Faraci:

Non è questione di lesa maestà al Fumetto. Questo goffo, masochistico e incompetente (ab)uso di un linguaggio, di un sistema di codici, è la tragicomica metafora di un non sapere né dove andare né, innanzitutto, come andarci.

Non sarò così presentuoso da dire “when great minds meet”… Però mi fa piacere, ritrovarmi nelle parole di Tito.

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7 pensieri su “Non sense of comics”

  1. qualcuno inizierà a pensare cheProforma mi paga… 🙂
    ho visto la versione per la carta stampata della stessa campagna: mi fa un effetto diverso.
    I casi sono quindi tre: mi sono assuefatto alle immagini, hanno leggermente modificato qualcosa raccogliendo le critiche (non lo so: non mi sono messo a fare una comparazione), era tutto pensato fin dall’inizio per riuscire bene in un 20×20 (centimetri) e non un 6×3 (metri)

  2. Rispetto ai casi:
    1) Se hanno questo potere sono da rivalutare
    2) Uhm… Non credo ci sia stato il tempo
    3) (Premsso che ancora non li ho visti), forse su 20 X 20 può essere meno disturbante, ma rimane poco convincente

    Io comunque non ce l’ho con quelli di Proforma. Penso che sia sbagliato il brief del cliente in questo caso.

  3. Mi capita spesso di pensare che se un professore non è chiaro con i suoi ragazzi è perchè non ha capito neppure lui così bene tutto quello che vorrebbe dire. Mi capita ancor più spesso di pensare che se i signori inquadrati nelle affissioni in giro per strada non sanno comunicare è perchè neppure loro hanno ben chiara la storia che vogliono racccontare. Mi piacerebbe tanto sfatare il detto “chi non sa fare insegna”.
    Gloria

    1. Sono d’accordo. Se ti può interessare, la discussione sulla campagna pubblicitaria del PD, l’abbiamo proseguita anche sul sito de iMille, qui:

      http://www.imille.org/2010/02/in-poche-parole-la-solita-campagna/

      Comunque, per modesta esperienza personale, direi che “insegnare a fare” e “fare” sono effettivamente due talenti diversi e non sempre uno li possiede entrambi.
      Però sono tutte e due talenti ed ecco perché il “chi non sa fare insegna” è un luogo comune e, spesso, un pregiudizio. Il vero problema è che, dalle nostre parti, troppo spesso sia “chi insegna”, sia “chi fa”, non sono lì per le loro effettive capacità.

  4. Io parlo da fruitore del messaggio promozionale, perchè di grafica ne so ben poco, ma ti assicuro che quando ho visto i manifesti mi sono detta ‘avranno deciso di risparmiare…’ ma a che pro? Mia madre, che del computer conosce solo l’Office, avrebbe potuto far di meglio…

    1. Mi sembra che ci sia un plebiscito generale… contro. Però, ripeto, che non mi sembra ci sia responsabilità dei creativi, che hanno fatto altre cose interessanti in passato:

      http://www.proformaweb.it/_sito/

      Io ripeto, ce l’ho con chi l’ha commissionato senza troppo criterio, forse perché non lo ritiene un aspetto importante (?!) quello della comunicazione.

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