La Corrente di Mario

Fu il mio amico Mario il primo a farmi il nome di Scalfarotto, nel 2005. Era l’epoca delle inedite Primarie del Centro-Sinistra, ovvero le “Primarie di Prodi”, come le definiva la stampa.

Mario mi parlò, con grande entusiasmo, dell’indipendente italiano che, da Londra, tentava la scalata all’Unione. Il mio amico discute spesso con passione di cose quali i film di Pedro Almodovar, i quadri di Jackson Pollock, i mocassini di Gucci. Mai, prima di allora,  l’avevo visto accendersi per la politica.

“Basta con questi qui, sono sempre gli stessi… Abbiamo bisogno di gente giovane, con idee nuove, come Ivan…” Diceva.

Mario, insomma, apparteneva a quel popolo del Centro-Sinistra, che già allora aveva subito tante di quelle delusioni dalla nostra stessa classe “digerente”che non digeriva più nulla. E dire che non avevamo ancora visto all’opera il magico governo dell’Unione …

Ma torniamo al 2005, a Mario. Il giorno dopo le Primarie, il mio amico non riusciva a crederci. Pazienza per Prodi e, forse, pure per Bertinotti, ma come si faceva a preferire Mastella a uno come Scalfarotto? Da allora, l’ho visto incupirsi ,giorno dopo giorno. Sfogliava Repubblica, la mattina, e scuoteva la testa amareggiato.

Nemmeno quando è nato il Partito Democratico, ci ha creduto sul serio: “Vedrai: uno come Veltroni quei vecchi pescecani lo sbraneranno pezzo dopo pezzo.”.   Aveva ragione.

A ottobre ho dovuto sudare le sette camicie per convincerlo a votare per Ignazio Marino, anzi per convincerlo a votare alle Primarie. “No, stavolta non ci vado.” Aveva tuonato dalla Francia, dove adesso lavora. “…Tanto poi sarà D’Alema a comandare, come sempre…”

Ma alla fine c’è andato. “L’ho fatto per te… Perché ci tenevi.” Ha bluffato, lui che vuole sempre apparire disincantato anche se ha un cuore grande così. Perché Mario è proprio uno di noi. Quelli che si appassionano, quelli che si incazzano e ci stanno male, ma che – alla fine – l’anima e il voto ce lo mettono sempre. E’ un fatto di civiltà.

E quando poi ha visto Ivan Scalfarotto, il “suo” Ivan, ricevere dal congresso l’incarico come vicepresidente del partito, non ci voleva quasi credere. Nei giorni seguenti, Ivan ha rilasciato una bellissima intervista, puntualmente inoltrata da Mario a mezzo mondo, allegata ad una mail accorata: “Ecco la persona adatta! Finalmente le idee giuste…Ma tanto lo fanno fuori, già lo so, lo faranno fuori…”.

Per fortuna, malgrado il cassandrismo di Mario, Ivan è ancora al suo posto e così tante altre belle persone che la mozione Marino ha messo in evidenza. Nel frattempo, purtroppo, il PD non ha fatto  passi in avanti, anzi.

Mario si è indignato, qualche mese fa, quando Enrico Letta, tra le righe, ha fatto capire che – forse – sul legittimo impedimento ci si poteva mettere d’accordo con la PdL. Si è vergognato per quello che accadeva in Puglia. Si è avvilito quando, dopo Rosarno, ha ascoltato dal nostro segretario solo parole di circostanza, a favore di microfono.

Però Mario una piccola speranza la coltiva ancora, grazie a Ivan.

Non ho avuto modo di sentirlo dopo Orvieto. Non so se sia contento della nascita di “Cambia l’Italia”,  l’associazione dedicata a mantenere vive le battaglie portate avanti da Marino nella corsa alla segreteria. La discussione corrente/area/pinco palla non credo che possa appassionare uno come Mario. Forse l’idea del druido Civatix della pozione magica, potrebbe piacergli di più. Ma non credo che sia il centro della questione.

A quelli come Mario, non interessano le alchimie politiche. Semplicemente, vorrebbero che il Partito Democratico, il loro partito, lottasse per i diritti civili, per l’ambiente, per una società più  aperta, per un paese che premi il merito e il coraggio. Vorrebbero un partito che si battesse, insomma, per le cose giuste.

Vi sembra un programma ambizioso? E’ il programma dell’unica corrente cui mi sento di aderire con convinzione, senza pregiudizi, senza remore: la corrente di Mario, la corrente di tutti noi democratici.

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