Da Omero ad Arcore

La mitologia del “fare” è alla radice del successo politico di Silvio Berlusconi. Il sogno italiano. L’imprenditore che si è “fatto” da sé. Dal nulla ha costruito un impero… E ha imparato che, se vuoi “fare”, le regole, le leggi e, peggio ancora, i controlli a volte sono un impedimento.
Ilvo Diamanti, L’ideologia del fare

Davvero interessante l’editoriale domenicale di Repubblica, firmato da Ilvo Diamanti e dedicato all’ideologia/mitologia berlusconiana del fare, dove la parola “mito” rispecchia a pieno la qualità narrativa, colossale, della macchina propagandistica messa a punto da B negli ultimi anni.

Non è un caso che il suo media prediletto sia la tv.  Il cavaliere la possiede, certo in senso economico e ci ha costruito sopra la sua fortuna. Ma la possiede ancor di più, in senso espressivo, come linguaggio orale della comunità. Una comunità che nei miti catodici, fabbricati dalla televisione, si specchia proprio come accadeva ai greci con i racconti d’eroi e divinità, costruiti da Omero.

Le leggende di Lady Diana e Marco Carta non sono così diverse da quelle di Ifigenia e  Orfeo. Lo descriveva in un esemplare saggio di qualche anno fa Florence Dupont, Da Omero a Dallas, mettendo in relazione in maniera suggestiva l’epica antica  e le telenovelas moderne.

Anche la grande narrazione berlusconiana è un misto tra mito e soap opera, basta riguardarsi le cronache dell’ultimo anno per rendersene conto. Come in Omero, o come in Dallas (scegliete voi), si alternano in continuazione, sconfitta, vittoria, adulterio, amore, odio, nemici mortali, alleati fedeli, amanti ingrate, figlie ribelli… Il pantheon di Arcore non ha nulla da invidiare al Walhalla o all’Olimpo.

Ed è curioso ricordare che  l’entrata in campo politica, era stata anticipata anni prima da una divina discesa in campo calcistica, (in elicottero) dal cielo all’erba di San Siro, fra ali di folla festanti. In fondo, così come lo stadio, tutti i luoghi del potere berlusconiano sono diventati, nel tempo, altrettanti idoli eretti al Dio del fare: fare soldi, fare fortuna, fare festa, fare come ci pare.
I dogmi di un paganesimo, consumista e individualista (da qui, forse, i recenti contrasti con la Chiesa), costruito sugli indici di share piuttosto che sull’indice Pil, sui numeri leggeri dei sondaggi, piuttosto che su quelli pesanti della crisi economica. In questo senso, Diamanti ribadisce che il fondamento del fare di B:

coincide con il “dire”. Meglio ancora: con l’apparire. Perché i “fatti” – a cui si appella Berlusconi – esistono in quanto “immagini”.

Ma i “fatti” sono episodi secondari nella forza dei miti, che ai tempi di Omero, come ai nostri, non appartegono tanto al terreno della ragione quanto a quello della Fede (dell’aedo del tg4 e dei milioni di adepti).

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