Un partigiano come presidente

Questo piccolo blog oggi ricorda, con affetto e commozione, Sandro Pertini, che ci ha lasciato esattamente vent’anni.  Pertini è stato forse il Presidente della Repubblica più “pop” della nostra storia. “Pop” nel senso di “popolare” presso la gente che, fin dai primi giorni del settennato, in un momento davvero difficile per il paese,  si riconobbe in questo personaggio semplice, sanguigno, autentico.

“Pop” nel senso culturale del termine, visto che Sandro Pertini è entrato nei testi delle canzoni (da Venditti a Cotugno)  è diventato una icona televisiva del Mondiale ’82, assieme a Rossi, Tardelli e Bearzot, e soprattutto è stato celebrato nei fumetti dal più improbabile, geniale, biografo che si possa immaginare, Andrea Pazienza.

Cosa avessero in comune l’anziano socialista, che aveva fatto la guerra come partigiano, e quell’ artista antieroico ed  iconoclasta del fumetto , è difficile dirlo. Certo è che, nelle copertine e nelle tavole di Andrea Pazienza, la figura di Pertini trova una straordinaria sintesi espressiva. In quel segno morbido, lineare, semplice, in quel tratto di pennarello continuo e uniforme, per racchiudere bocca, occhi, occhiali, e l’immancabile pipa, c’è l’essenza di  un personaggio straordinario. Come lo ebbe a definire Prezzolini: “presidente dei viventi e non dei burocrati”.

E, infatti, tanto il Presidente Pertini è stato amato dalla gente, quanto a malapena tollerato da certa politica. Lontano dai giochini di palazzo, dagli spifferi e le correnti di partito, Pertini è stato quel tanto di libertà e pulizia intellettuale che il sistema politico italiano, inchiodato alle sue contraddizioni storiche, si poteva permettere negli anni Ottanta.

E così, mentre il nuovo socialismo di Craxi, con il carisma da Mastro Lindo del suo leader, aggrediva il potere, imponeva i suoi nuovi opulenti riti a base di nani e ballerine, il “vecchio” socialismo di Pertini – in contro tendenza – raccontava un’altra Italia, con valori semplici e assoluti: la democrazia, la libertà, l’antifascismo, l’onestà.

In molti, all’epoca, scambiarono quella semplicità di idee e linguaggio per  ingenuità, ma nella lezione di Pertini c’è il senso più autentico della grande politica che è cuore, racconto e valore.  C’è la speranza e la convinzione che questo paese meriti di più e debba essere di più che la somma delle sue miserie.

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Un pensiero su “Un partigiano come presidente”

  1. I grandi hanno grande anima e sanno riconoscere le altre grandi anime, Andrea Pazienza è stato un grande, figuriamoci Pertini! Grazie per averlo ricordato così.

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