La capra e i cavoli repubblicani

Per  quindici anni,  ci siamo aggrappati alla nostra Costituzione e al suo alto garante, nel vano tentativo di conciliare “la capra e i cavoli” della Repubblica. Ci siamo sforzati di salvaguardare il senso dello Stato e delle sue leggi, dall’atteggiamento violento di una parte politica, il Centro-Destra, che – in ripetute occasioni –  ha scambiato il legittimo consenso democratico ottenuto con il voto, con un primato del potere esecutivo su quello giudiziario e, persino, su quello legislativo.

Oggi un ministro della Difesa può permettersi di dire che se la decisione di un organo giudiziario non lo soddisfa, non risponderà delle sue azioni. Oggi un Presidente del Consiglio può definire criminali i magistrati. Oggi un governo con un DDL cambia le norme di una competizione elettorale, mentre essa si svolge.

A riguardo, ieri su l’Unità Marco Simoni, ha sostenuto che la firma del Capo dello Stato, in calce al decreto “salva-liste” , va accolta come un sacrificio doloroso ma necessario e, comunque, positivo perché salvaguarda il bene primario del diritto al voto, seppure a scapito della linearità della regola.

Dico francamente, che – pur condividendo in senso generale il discorso di Simoni – nel caso particolare questa interpretazione non mi convince. Fermo restando il rispetto istituzionale per la decisione del Capo dello Stato, rimane il dubbio, rilanciato dai pareri significativi di due Presidenti emeriti (Scalfaro e Ciampi), che la vicenda si potesse risolvere anche in maniera diversa. E, comunque, anche accettando l’idea che quella offerta dall’attuale inquilino del Colle sia la migliore delle soluzioni possibili, essa segna una vera emergenza.

Se il massimo rappresentante dell’impianto istituzionale, giuridico, morale del nostro Stato, si trova a dover sacrificare un valore rispetto a un altro sanciti nel nostro sistema, a decidere se salvare “la capra” o “i cavoli”, il problema è grave e profondo.

Non si può ridurre la questione a una mera contrapposizione tra forma lineare (la regola) e sostanza (diritto democratico al voto), perché in uno stato di diritto è proprio la forma che assicura la sostanza della democrazia. E un paese che non ha rispetto delle regole  che si è dato, è un paese, in fondo, che non ha rispetto di se stesso.

Per questo sabato, anche se alcuni fra noi non lo considerano importante, ha senso manifestare pubblicamente come democratici. Per rivendicare le ragioni del diritto fuori da ogni abuso. Non contro le istituzioni ma per le Istituzioni.

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