Longhi graffiti

Non è stata un a partita emozionante Juventus- Fulham, anche se, in questi tempi bianconeri, una vittoria in Coppa aiuta il morale.  Mi sono, invece, emozionato a riascoltare dopo un sacco di tempo, la cronaca di Bruno Longhi, decano del giornalismo sportivo Mediaset.

La voce di Bruno mi riporta sempre a tempi eroici da appassionato di calcio, quando non esistevano la tv satellitare a 500 canali, i 150.000 siti internet su cui informarsi, i 10.000 video caricati su you tube di tutti i campionati, perfino di quello guatemalteco.

Parlo di un’epoca ormai lontana, in cui la Champions League si chiamava Coppa dei Campioni e, in generale le partite di coppa, erano appuntamenti rari, preziosi, dal sapore esotico.

In assenza della tv, per documentarsi sul calcio estero, la vera bibbia era il “Guerin Sportivo”, il settimanale che ti permetteva di conoscere l’andamento degli altri campionati, perfino quelli del lontano Sudamerica: Brasile, Argentina.

Se penso che, ora, mi basta collegarmi la sera a “Skaip” con il Gaucho – il nostro uomo alla Bombonera – per sapere come è andata l’ultima partita del Boca Junior , mi vengono i brividi.

Quand’è che tutto è cambiato? Non so dirlo. Ma ricordo che fu un evento speciale quando suii nostri schermi, verso la fine degli anni Ottanta,  comparve un nuovo canale. Si chiamava Tele Capodistria ed era una tv interamente dedicata allo sport e, in particolare, al calcio.

Lì iniziai a vedere le prime partite dei campionati esteri, i primi programmi – uno mi pare presentato proprio da Bruno (Mon-Goal-fiera) – dedicati alle rassegne di goal e risultati di Liga, Premier League, Bundesliga… Per la prima volta, quelle partite, quei campioni, si poteva guardarli con i propri occhi, vederli in azione.

E, insieme alle immagini, Koper ci regalava una generazione di voci nuove, come Bruno, che raccontavano il calcio con uno stile disinvolto, spontaneo, lontano dal rigore quasi “paludato” dei giornalisti Rai…

Sembra di raccontare la preistoria e, forse lo è. Vent’anni sono tanti. All’epoca di Tele Capodistria, ero un bambino che guardava ammirato i suoi idoli calcistici con il naso all’insù. Oggi è già un lusso se posso dirmi ancora coetaneo di qualche giocatore in attività, come Alex Del Piero.

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