Il partito di Mario

Il mio amico Mario (ricordate? Vi ho già parlato di lui) oggi mi rimprovera perché ai tempi delle Primarie del PD, l’ho contagiato con la mia passione per Ignazio Marino e per un’Italia diversa.

“E invece lo vedi?” Mi ha detto al telefono: “Non cambia mai nulla, nel PD, nel paese… E’ sempre lo stesso schifo!”

Si, Mario, ha ragione. C’è di che essere delusi per questo paese così aggrappato al passato, alle sue paure, al sorriso di plastica di un vecchio di settant’anni che racconta sempre le stesse favole catodiche da due lustri. L’amore (per se stessi) trionfa su tutto.

E noi, come Partito Democratico, abbiamo sbagliato molto anche stavolta. Mario lo sa che,  in Calabria,  saremmo stati più credibili se avessimo candidato Totò Riina. Mario è sicuro che,  in Lombardia, se  avessimo proposto alla Presidenza della regione la salma di Togliatti al posto di Penati, avremmo raccolto più entusiasmo. Mario ha i conati di vomito se pensa che in Puglia abbiamo vinto per fortuna, ma dopo aver fatto tutto (ma proprio tutto) per perdere.

Caro Mario che dirti? Ti consiglierei di distrarti. Magari potresti andartene al cinema: l’ultimo film di Ozptek  è meraviglioso. Ma so che stai in Francia e, poi, Ozpetek non ti piace.

So, soprattutto, che non basterebbe. Perché non sei fatto così, noi non siamo fatti così. Non riusciamo a fregarcene.  Perché continuiamo a pensare che siamo vivi e felici solo se lo sono un poco anche gli altri.

E allora che fare? Mario non ti posso convincere di nulla, perché in queste ore non ho la forza nemmeno di convincere me stesso. Ma so che non voglia di arrendermi.

Dobbiamo ripartire dalle buche nelle strade, dalle rate dell’asilo troppo alte, dai pendolari dei treni trattati come bestie da soma, dai professionisti liberi di non pagare l’iva e dai lavoratori obbligati, invece, a pagare pure l’aria che respirano…  Dobbiamo riappropriarci della politica delle piccole cose per arrivare a quelle più grandi.

Dobbiamo costruire un Partito Democratico migliore, finalmente degno di tutti i “Mario d’Italia”. E per farlo, bisogna ripartire da una classe dirigente di gente perbene. Persone come  Ivan ScalfarottoPippo CivatiCristiana Alicata che hanno dimostrato di voler innovare davvero. So che sarà difficile, ma so che vale la pena continuare a provarci.

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5 pensieri su “Il partito di Mario”

    1. Pierluigi ha i suoi pensieri e i suoi annetti. Fa quello che può, ma la sfida per il futuro non riparte certo da lui.
      Comunque io mi preoccupo per i Mario e per gli Ugo, a Pigi ci pensi qualcun altro.

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