E’ megl ‘e Pelè

Oggi leggendo i commenti entusiasti alla prestazione stratosferica di Lionel Messi, in Barcellona-Arsenal, che – per forza di cose – suggerisce paragoni illustri,  mi è venuto in mente un vecchio coro che intonavano i tifosi del grande Napoli ai bei tempi.

Era l’urlo, appassionato, a squarciagola, degli ottantamila dello stadio San Paolo, quando Diego entrava in campo: “Maradona è megl ‘e Pelè!”.

Nel confronto con O’ rey (il re), il calciatore per antonomasia, c’era la misura smisurata anche della grandezza di Diego. Nonostante il pibe de oro, in carriera, avesse incrociato gli scarpini con altri campionissimi, da Michel Platini a Marco Van Basten,  fin da subito si è giocato il suo trono nell’Olimpo pallonaro, lì a tu per tu con il padre degli Dei calcistici.

Come tutti i confronti tra miti assoluti, i parametri della sfida erano magici, epici, leggendari .
“Certo Pelé è più forte di testa, ma vuoi mettere la visione di gioco di Maradona?”
“Sì, sì, ma i goal a grappoli di O’rey, El pibe non li ha mai fatti !”
“Che c’entra? Diego oltre a segnare, faceva segnare gli altri…”

E così via, finché arrivava il Solone di turno a ricordarti che certi confronti non possono che restare impossibili: “Appartengono a due epoche del calcio troppo diverse…”

In realtà è proprio quello il fascino della cosa. E’ un po’ come, quando da bambino,  leggendo i fumetti della Marvel, ti domandi se sia più forte Hulk o La Cosa.

Lo sai in partenza che la risposta non c’è, ma è proprio l’impossibilità del paragone che sottolinea l’eccezionalità degli eroi.
Accade quando vedi fare a un giocatore qualcosa che non hai mai visto prima, non almeno con quelle qualità. Quando il genio incontra la regola e inventa l’eccezione.

E, allora, è più forte Messi o Maradona? Francamente, come ho cercato di dire anche qui, intervenendo in un piacevole “Bar post” di Francesco Costa, il paragone mi sembra ancora prematuro.

Però, lo trovo significativo di un cambio di stagione.
Non ricordo cotanto parallelo nemmeno per Zidane o Baggio. E per quei poveri giocatori argentini (Ortega, D’Alessandro) per cui qualche temerario si è spinto a farlo, ha funzionato peggio di una Macumba Vodoo. Forse perché il ricordo del Diego vero era ancora troppo vicino.

Ma gli anni passano per tutti, perfino per le leggende. Ai prossimi mondiali, per ironia della sorte Diego siederà sulla panchina dell’Argentina e Messi sarà in campo a guidare la Selecion. Insieme cercheranno di vincere la Coppa e, se dovesse accadere, chi negherà più che Messi è megl’è Pelé?

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6 pensieri su “E’ megl ‘e Pelè”

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