Il racconto è la mappa

Si può detetestare una storia per quasi quattrocento pagine e poi innamorarsene di colpo? A me è accaduto con American Gods di Neil Gaiman. Esattamente a pagina 383 dell’edizione italiana:

Il modo migliore per descrivere una storia è raccontarla. È chiaro? La si descrive, a se stessi o al mondo, raccontandola. Raccontare è un atto compensatorio, un sogno. Quanto più dettagliata è la mappa, tanto più somiglia al territorio.

La mappa più accurata possibile diventa il territorio, quindi perfettamente dettagliata e perfettamente superflua. Il racconto è la mappa che è il territorio. Devi ricordarlo.

Questo speciale “foglietto di istruzioni”  mi ha aiutato a dare senso al monumentale millefoglie di trame narrative, cucite da Gaiman l’una sull’altra, ordite con dotti riferimenti ai miti antichi, al folklore americano, per arrivare agli infiniti rivoli del pop contemporaneo.

Era in questo guazzabuglio che mi ero perso, nonostante l’enorme qualità di scrittura di  Gaiman, già autore di culto per la raffinata serie a fumetti  Sandman.  In tutto quel ben di Dio narrativo – è proprio il caso di dirlo in una storia che parla di divinità vecchie e nuove – non riuscivo ad orientarmi.

Mi ostinavo a inseguire i fili di una trama , forse anche in parte a ricostruirli (deformazione “pseudo” professionale). Cercavo di capire dove stessimo andando, in tutto quel girovagare assieme al protagonista Shadow per le strade polverose degli Stati Uniti, raccontati attraverso volti e storie di una provincia americana, così marginale, eppure così autentica.  Descrizioni bellissime, microracconti affascinanti, mi dicevo, ma qual’è la storia?

Finché, proprio come l’antieroe Shadow, non mi sono smarrito, per poi ritrovare la mappa di pagina 383.  Cercavo una storia, mentre Gaiman ha descritto uno sterminato territorio narrativo: il mondo dei miti, quelli antichi e quelli moderni.

L’autore inglese racconta ma è come se commentasse e, nel commentare, ci chiede di ritrovare, nella sua narrazione, il gusto autentico del  leggere/fabbricare qualsiasi storia: l’ascolto.

Non più o non solo leggere una storia per “come va a finire”, ma lasciarsi trasportare dalla narrazione, ovunque lei ci voglia portare.Un viaggio lungo, difficile, in cui  si può anche arrivare a odiare – come è capitato a me – il racconto/non racconto di Gaiman. Ma certo è difficile, al termine del percorso,  rimanere indifferenti, non sentirsi davvero partecipi di un’epica legendaria.

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4 pensieri su “Il racconto è la mappa”

  1. Ho letto American Gods anni fa e l’ho amato proprio per le caratteristiche che te lo facevano odiare: la ricchezza di storie, l’imprevedibilità della trama… mi piace quando un libro (o un film) ti porta a chiederti, più volte: ma che razza di libro è questo? ma dove vuole andare a parare? Non capita spesso di perdersi… ma perdersi, per me, è la vera avventura!

    1. Hai ragione. Per i viaggi letterari, la massima potrebbe essere la stessa che per i viaggi fisici. Molte volte, la differenza tra il turista e il viaggiatore vero sta nel coraggio di perdersi.

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