presepe[1]

Storia dell’uomo che faceva pastori

Si chiamava Francesco ma, come si usava da quelle parti, lo chiamavano Ciccio.
Era nato a Soriano, non quello “celebre” nel Cimino, un altro sperduto da qualche parte in Calabria, nel 1911.
Suo padre lavorava il vimini: ceste, sedie, quello che serviva. Sua madre lavorava in casa. Non erano di quelle famiglie numerose, solo papà, mamma, Ciccio e sua sorella Rosa.
Al paese tutte le famiglie avevano un soprannome, loro erano i “pupi”, forse per via di una nonna chiamata “pupa”, o forse perché tutti in famiglia avevano lineamenti delicati, da bambini mai diventati adulti.
Però, malgrado la faccia da pupo, Ciccio era dovuto crescere presto.

U’ poeta

Si guadagnava poco con il vimini e suo padre l’aveva mandato a fare l’apprendista muratore.  Ma a Ciccio piaceva  anche altro. Rimaneva incantanto la domenica, a sentire il sermone del parrocco nella chiesa di San Domenico. Gli piacevano le statue, la musica dell’organo e, su tutto,  i messali anche se erano scritti in latino.

Non leggeva, ma aveva orecchio per le parole e tanta memoria. Sapeva recitare interi brani, semplicemente dopo averli ascoltati o letti, e lo faceva con trasporto, credendoci. Un talento d’artista, a suo modo, e gli altri ragazzi se ne erano accorti: in paese lo chiamavano “u’ poeta”.
Chissà in un’altra vita avrebbe potuto diventare un letterato. La testa c’è, aveva detto a suo padre il parrocco, suggerendo il seminario. Ma mandare un figlio a studiare, per una famiglia così povera, era un lusso insostenibile.

Ciccio s’era accontentato – la sera quando finiva il lavoro vero da muratore – di andare a bottega dal maestro Annibale Gallotta. Un vecchio scultore che un tempo aveva realizzato qualche statua in giro per le chiese della regione, finché la sfortuna e una famiglia da sfamare non l’avevano costretto a ripiegare sull’attività di vasaio. Però l’arte la conosceva: modellava statuine in creta per il Presepe, che poi una volta cotte sotto i carboni, venivano pitturate e vendute alle chiese, come a tutti coloro che potevano permettersi “il presepio” di famiglia.

Avete presente il presepe napoletano?

Quell’affollata moltitudine di personaggini, intenti nelle attività più varie, mentre in un angolo, Giuseppe e Maria danno alla luce Gesù? Il presepe calabrese è una variante più semplice. Racconta le genti di quella terra povera, dove da sempre, è più facile partire che restare: pastori e contadini, niente di più. Erano quste le figurine che Annibale Gallotta modellava con cura.
Ciccio, pieno di passione, passava le serate ammirato a guardarlo. Guardare, soltanto, perché Annibale Gallotta, era rimasto sordo e quasi muto, per cui non aveva altro modo per spiegare le cose che mostrarle.

Francesco imparò a rubare con gli occhi e a capire i silenzi del suo maestro, a distinguerli e a rispettarli. E diventò anche egli “muto e sordo”, quando si trattava dell’arte minuta dei “pastori” del presepe. Tant’è che quando altri (nipoti, amici…) cercarono di imparare da lui, non ci riuscirono. Non era una scuola che si poteva frequentare con le parole.

“Dovete guardare come faccio io…”

Ripeteva Francesco, che purtroppo non trovò mai qualcuno così paziente da ascoltare i suoi silenzi, qualcuno all’altezza della sua stessa passione.

Una vita di pastori

Per tutta la vita, finché gli occhi lo sostennero, Francesco continuò a “fare pastori”.  Lo faceva, quando rientrava dopo aver lavorato prima nei cantieri da muratore e, poi, superata la soglia dei cinquanta, come magazziniere di una fabbrica a Roma, dove si era trasferito negli anni della Guerra. Faceva i pastori per sé, ma anche per tutti quelli che li volevano, parenti, amici o semplici conoscenti che dimostravano di apprezzarli. Li regalava, senza pretendere nulla in cambio.

Perché quelle statuine non erano solo un passatempo per Ciccio, e nemmeno un semplice sfoggio di abilità artistoide. Erano, a loro modo, un atto di devozione. Il presepe, d’altronde, l’aveva inventato secoli prima un altro Francesco, d’Assisi. In quella semplice rappresentazione aveva voluto far rivivere la storia delle storie, il miracolo di un Dio pieno d’amore che si fa uomo, per riscattare il genere umano dal peccato.

Così la viveva Francesco che, per certi versi sembrava un personaggio partorito da Giovanni Guareschi per qualche episodio di Don Camillo.Profondamente religioso, di quella religiosità semplice e austera che per tutta la vita gli impedì di mangiare la carne di venerdì e fare del male al suo prossimo;  eppure, con la stessa semplicità e pulizia civile, profondamente “di sinistra”, convinto che c’era bisogno di riscattare gli umili e gli oppressi con la Politica.

San Francesco e Berlinguer

Senza saper nulla di Karl Marx e poco di Gramsci, credeva negli ideali socialisti perché aveva vissuto tutto l’orrore del fascismo e poi l’arroganza dei notabili democristiani.

Votava sempre per il PCI , con una passione privilegiata per Enrico Berlinguer. In quel leader schivo, sobrio, che non alzava mai la voce, si ritrovava come in uno specchio. E, quando fu il tempo di cambiare, Francesco non rimase un nostalgico di “antiche rifondazioni”, come magari ci si poteva aspettare da una persona che nel 1989 aveva ormai 78 anni, cambiò insieme al suo partito, accettando di vivere nuove speranze e, purtroppo, di rivivere antiche delusioni.

Quando nel 1996, vide per la prima volta un vero governo di centro-sinistra, l’Ulivo, era davvero emozionato. Aveva già 85 anni e, ascoltando Romano Prodi promettere un’Italia finalmente più giusta, un paese migliore, disse al nipote con gli occhi lucidi:

“Io non lo potrò vedere ma spero che tu sì.”

Non si stupiva di nulla e si meravigliava di tutto

Era così Francesco, un uomo che non si stupiva di nulla e si meravigliava di tutto, anche in tarda età. Aveva assistito ammirato alla nascita della televisione, prima in bianco e nero e poi a colori. Aveva visto, stupefatto,  l’uomo arrivare sulla Luna e, ad ottant’anni suonati, s’era ritrovato, diffidente, con un telefono in mano, grosso un palmo e senza filo. Non ne capiva nulla, però non gli sembrava poi tanto strano – ancora pochi mesi fa – parlare “faccia a faccia” con il nipote in Argentina, tramite Skype.

Per “scialarsi” – stare bene, come si diceva al suo paese – non aveva bisogno di cose particolari, gli bastava leggere il giornale e, magari, un buon libro. Da sempre, con le poche lire che avevano in tasca, comprava “classici d’arte”. Beninteso, lo faceva con pochi spiccioli, mentre il “grosso” della sua paga da muratore lo dava alla moglie Gina, per mandare avanti la famiglia. Gina era la sua perfetta compagna di vita: tanto lui era un uomo mite, quanto lei una donna forte e concreta.
La notte che, dopo oltre cinquant’anni insieme, lo lasciò fiaccata da un “brutto male”, lui era lì accanto al letto, disperato:

“Gina mia, che fai? Mi lasci solo come un filo di pasta?”.

E tutti temevano che  il mondo di Francesco sarebbe crollato. Invece no, lui resistette, con una forza d’animo straordinaria e una fede profonda, assoluta. Ogni domenica a messa, con gli amici della Comunità di Sant’Egidio. Ogni Natale un Te Deum in latino, recitato a memoria, davanti al presepio. Ogni giorno con la curiosità di leggere il giornale, per sapere come andavano le cose nel mondo.
Così fino a poche settimane fa.
Francesco si è spento nel suo letto martedì 13 aprile 2010, a 98 anni. Poco prima di addormentarsi, ha ringraziato la figlia e le persone che gli sono state accanto fino alla fine:

“Mi avete trattato come un principe. Ho vissuto una vita lunga. Cosa posso volere di più?”.

Don Leon, l’officiante della messa funebre, ha definito mio nonno “amico degli uomini e amico di Dio”. E’ vero. Era così. Ho vissuto accanto a lui, nella stessa casa, per trentadue anni. Mi ha insegnato molto dal primo giorno fino all’ultimo.

5 pensieri su “Storia dell’uomo che faceva pastori”

  1. ..e avrebbe avuto ancora tante tante cose da insegnare,ne sono certa!ma se ci ha lasciato ora e in questo modo forse è perchè poteva ritenersi soddisfatto di questa vita ed era certo di aver trasmesso a voi e alle persone che gli stavano intorno tutto l’amore possibile!un grande uomo,quasi un secolo di storia..ciao zio ciccio

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...