mickey-01

Se l’abito fa il topo

Quando, nel 1930, Gottfredson inizia a occuparsi del Topo, le comics strip giornaliere si sono diffuse sui quotidiani americani da oltre vent’anni, imponendo ritmi di racconto nuovi al medium fumetto…

Floyd Gottfredson e il formato della strip

Grazie agli amici de Lo Spazio Bianco, ho cercato di analizzare (dopo averne già parlato qui sul blog) lo splendido Mickey Mouse a strisce realizzato da Floyd Gottfredson e che oggi è possibile apprezzare nella bella ristampa settimanale, curata da Luca Boschi ed altri espertoni disneyani.

Uno degli aspetti che non tratto nell’articolo, dedicato alle formule narrative Gottfredsoniane, è l’evoluzione grafica del personaggio di cui, pure, il cartoonist americano è stato uno degli artefici principali.

(ri)Vestire il topo

Ne accenna Daniele Barbieri in un interessantissimo (tanto per cambiare) post dedicato alle pratiche della stilizzazione nel fumetto, sottolineando la valenza delle scelte espressive dell’autore nel trasformare l’icona grafica del topo in un autentico  brand visivo.

Gottfredson si trova tra le  mani lo smilzo  esserino apparso la prima volta nel cartoon Steamboat Willie (1928), uno scavezzacollo combinaguai in calzoncini corti. E nelle sue prime produzioni a strisce, è evidente il tentativo di mantenere gli stilemi figurativi creati da Walt Disney e Ub Iwerks per il cartoon, compresi coda e pupille (che vanno e vengono).  Ma la vocazione avventurosa delle storie lo porta ben presto a rivisitare qualche scelta in senso autonomo.

Lo notava molti anni fa, tra il serio e il faceto, l’antropologo Stephen Jay Gould (in edizione italiana ne Il pollice del Panda): il cranio del topo cresce negli anni, forse insieme alle sue  qualità intellettive. E crescono anche i centimetri, anno dopo anno,  perché diversamente da altri eroi del fumetto, Topolino diventa più slanciato nel tempo.

mickeypaintings_020

Sartopia Gottfredson

Ancora più interessanti, per certi versi, sono le evoluzioni a livello di vestiario. Il Topo delle strisce – pur mantenendo di base il succinto costume del cartoon – tende a variarlo e caratterizzarlo in funzione del contesto di genere in cui gli autori lo calano. Mickey Mouse nei fumetti indossa, di volta in volta, larghi cappelli da cowboy, occhialoni da pilota, divise militari… La premiata sartoria Gottfredson-Disney taglia su misura gli abiti topeschi. E se è vero che l’abito non fa il topo, certo fa l’eroe e il sapore della storia.

Solo negli anni 50, il Mickey Mouse delle strisce recuperà una divisa stabile in tutte le vignette. Non saranno più i calzoni corti delle origini, ma camicia e pantaloni (e qualche volta perfino giacca e cappello), come si conviene a un distinto rappresentante della middle class americana di quegli anni. E’ l’epoca in cui il racconto giornaliero si trasferisce dalle grandi  praterie dell’avventura ai territori urbani di Topolinia, dove il tutto si riduce a “tranquille” gag umoristiche.

Per tornare a praticare l’azione con l’A maiuscola, una volta pensionato Gottfredson, ci vorranno altri autori, altri formati narrativi e altri abbigliamenti grafici: da Romano Scarpa a Giorgio Cavazzano e Tito Faraci. Ma questa, come dicono quelli bravi, è un’altra storia.

6236656689_b3a497ceeb_b

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...