Il leader di Mario

Il mio amico Mario (ve ne ho parlato qui e qui) domenica guardava Nichi Vendola da Fabio Fazio.

“Non lo dire troppo in giro… Mi sono commosso. Perché  nel PD non c’è un leader che dice le cose chiaro così? Uno che parli al cuore oltre che al cervello delle persone?”.

Caro Mario, questa domanda me la sono fatta anch’io, in questi mesi, e me la sono fatta anche stasera, con il nostro segretario ad Anno Zero.

Ecco, Bersani faceva quasi tenerezza mentre  quell’avvoltoio di Travaglio ( su questo concordo con chi lo odia) volteggiava intorno alla carcassa del PD. Però, mi aspettavo per lo meno una reazione. La bramavo come Nanni Moretti in Aprile. Dai Pigi! ribatti, non ti far mettere nell’angolo!

E invece Bersani che fa? Inizia a spiegare di come è difficile fare opposizione in parlamento, quando hai cento voti di svantaggio. Ricorda a tutti che sono mesi che lui batte sui temi del lavoro, dell’economia in crisi, ma gli italiani non lo ascoltano. E quando Santoro gli suggerisce sommessamente che, forse, sarebbe proprio quello lo sforzo da fare per un’opposizione (arrivare a chi non ti ascolta), lui scrolla le spalle, sconsolato.

Ci sarebbe anche la piccola questione del conflitto di interessi mai risolto e che persino il compagno Gianfranco ha rispolverato in questi giorni. Qui Bersani ha un’uscita surreale (se pensate agli ultimi 15 anni): “Si il problema c’è ma è soprattutto nel campo della comunicazione. Siamo al lavoro con un gruppo di esperti…”.

Di fronte a una risposta così imbelle, perfino quell’ignavo carciofone di Paolo Mieli ha un sussulto deontologico e, da giornalista, maramaldeggia sul centro-sinistra “… Su questi temi, dopo tutta la vicenda di Rai3, con Ruffini cacciato,  voi non avete alcuna credibilità…”

Ma la bordata più devastante, per il sottoscritto, arriva quando a Pigi chiedono perché il partito non ha aderito alla raccolta firme per il  referendum sulla difesa dell’acqua come bene pubblico.

Lui spiega serafico: “La battaglia è giusta ma il referendum rischieremmo di perderlo… Sapete quanti referendum abbiamo perso negli ultimi anni?”

Ecco, qui, lo ammetto, ho spento la tivvù, caro Mario.

Non so dirti se è Nichi il leader che cerchiamo. Al momento, mi sembra che il consenso intorno a lui stia crescendo più per disperazione, che per convinzione. Purtroppo, temo che nessun Vendola o nessun Obama potrà salvarci, se – come democratici – non ritroviamo prima il coraggio di batterci per le cose in cui crediamo, senza se  e senza ma.  Con il cuore prima ancora che con la testa, con la voglia di provarci prima ancora che con la convinzione di riuscirci.

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6 pensieri riguardo “Il leader di Mario”

    1. Massimo sono d’accordo sul vivere il partito. Io non identifico per nulla il PD solo con Bersani, ci mancherebbe. Però la percezione del PD all’esterno è in gran parte quella raccontata da Travaglio, ci piaccia o no.
      Dimmi un solo atto, da ottobre ad oggi, di questa gestione che ti abbia fatto sentire davvero orgoglioso del partito in cui militiamo. Dimmi una sola iniziativa coraggiosa, fatta nel paese, che non fosse solo reazione a quello che B dice o fa. Per parafrasare Battisti, il coraggio di vivere ancora non c’è nella dirigenza del PD.
      Poi, che sul famoso territorio lavorino (e bene) tante persone di qualità è vero e, magari, col tempo ne vedremo i frutti. Ma, nel frattempo, non si può far finta di niente.

  1. Purtroppo sta passando un pregiudizio nei confronti del PD, un pregiudizio negativo di presunta inettitudine, alimentato sia dalla ditta Travaglio/Fatto/Annozero & Co., sia da una cronica incapacità mediatica di questa segreteria. Tantissime sono le cose portate dentro le assemblee sia parlamentari che regionali (parlo della Sardegna). Temi per lo più legati all’economia e alla crisi, ma anche alla sanità, alla sicurezza sul lavoro, al rispetto della Costituzione e così via. Se magari anche coloro i quali “hanno una percezione” di un certo tipo cominciassero ad andare oltre i titoloni dei brontoloni commerciali o degli antagonisti di professione, e si facesse tutti quanti uno sforzo per vedere veramente cosa si sta cercando di portare avanti, ne guadagneremmo tutti sicuro. Aspettare “le sensazioni” o i titoli di giornale, non ci porta da nessuna parte.
    massimomarini

  2. Massimo, mi limito al terreno della comunicazione, perché è quello che conosco meglio. La percezione è l’effetto di un modo (o di un non modo) di comunicare che tu stesso riconosci carente. Ora di fronte a questa lampante mancanza, la si può vedere in due modi:

    1) la gente non ci capisce
    2) non sappiamo spiegarci

    Tu, mi sembra, come Bersani, sei per la n°1. La colpa è della gente che si fa “travagliare”, “padellare” o “dipietrizzare”, senza guardare al lavoro effettivo del PD.
    Io, modestamente, privilegio il punto 2. Penso che, a fronte di tanto impegno profuso dalla base, la dirigenza attuale abbia corrisposto con tatticismi, faide continue, regolamenti di conti, alleanze bislacche e, su tutto, scarsa chiarezza.
    E lo dico per amore del mio PD, credimi, non per assecondare Travaglio, Santoro o pinco palla.

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