Volere altro

Quello che è avvenuto stasera a Ballarò, mi ha avvilito.

Si stava discutendo delle porcherie di un ministro così distratto che non si accorge che gli stanno pagando la casa. Alessandro Sallusti, condirettore de Il Giornale, una somiglianza inquietante con Klaus Kinsky, ha cercato di sviare il discorso, tirando fuori una vecchia storia di affitti a carico  di Massimo D’Alema.

A quel punto, tutti aspettavamo una risposta chirurgica, di quelle cui il leader Massimo ci ha abituato in questi anni.

Una di quelle battute taglienti che lo fanno sorridere compiaciuto sotto i baffi e anche al peggiore dei suoi detrattori fa dire: chapeau. E invece che fa? Alza la voce:

Vada a farsi fottere! Lei è un bugiardo e un mascalzone!

Ci sono rimasto male, di brutto.  Peggio di quel vile di Sallusti che, non ha fatto una piega, forse perché è abituato a farsi insultare, dopo aver provocato (di gente così bisogna avere paura, perfino in una riunione di condominio, figuriamoci in un dibattito televisivo).

Più tardi, Massimo ha cercato di recuperare, parlando di cose serie, con serietà. Ma nell’aria rimaneva palpabile il senso smarrito di quell’attacco di bile, giustificato quanto avvilente.  Una caduta di stile qualcuno dirà. Sì, Massimo è caduto, da persona perbene, molto male.

Mi chiedo quanti come me, guardandolo, si sono resi conti di cosa è diventata questa politica, che costringe persino uomini intelligenti a scene stupide. E invece avremmo tanto bisogno di volare alto, anzi di volere altro.

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