L’orfanella va in pensione

Apprendo, dal blog dell’espertone Luca Boschi, che Little Orphan Annie, la striscia a fumetti di Harold Gray più longeva dei quotidiani statunitensi, chiude le pubblicazioni dopo 85 anni.

Forse il nome non vi dice nulla, ma sappiate che se stravedete per Lost, o vi struggente per le casalinghe di Whisperia Lane, dovete un obolo di commozione a questa notizia.

Little Orphan Annie è una delle grandi saghe che hanno contribuito a fondare le regole del racconto seriale contemporaneo.

Le sfighe colossali di questa orfanella dodicenne che, negli anni d’oro mossero a compassione persino il Presidente Roosvelt, appartengono al repertorio degli espedienti narrativi più classici: agnizioni, sparizioni,  rovesciamenti.

L’intreccio, per capirci, degli interminabili feuilleton ottocenteschi, pubblicati un tanto al giorno, a firma dei grandi romanzieri dell’epoca (Balzac, Dumas, Sue…). Una fabbrica di storie in progress, capace di dilatare attese, di seminare sorprese, con micidiali cliffhanger, ovvero finali di puntata “mozzafiato”.

Annie rappresenta una traduzione visiva di questo genere di racconti, dove il “to be continued” a fine striscia, va  a sostituire “a suivre” (continua) della pagina scritta, secondo articolate tecniche di narrazione cui ho accennato in altri post.

Non è solo un discorso legato al medium fumetto: anche la radio, il cinema e, dagli anni cinquanta, la tv, hanno mutuato trame, stilemi e figure del romanzo d’appendice.

C’è, insomma, un filo comune che va da David Copperfield ad Edmond Dàntes ed attraverso Little Orphan Annie, arriva alla Pamela Ewing di Dallas, al Ridge di Beautiful, al John Locke di Lost.

Si può amare o odiare questo tipo di racconti. Si potrebbero fare molti discorsi sui valori, sui gusti e sull’estetica della serialità, ma non si può negare che sia la forma narrativa  tipica della nostra epoca. Un patrimonio, ormai colossale, di storie precotte di cui lo scrittore Louis Reybaud descriveva così l’appetitosa ricetta, già 100 anni fa:

Prendete, signore, prendete per esempio, una donna giovane e infelice, e perseguitata. Le metterete vicino un tiranno sanguinario e brutale, un paggio sensibile e virtuoso, un confidente ipocrita e perfido. Quando avrete in mano tutti questi personaggi, mescolate insieme, vivacemente in sei, otto, dieci feuilleton: e servite caldo.

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2 pensieri riguardo “L’orfanella va in pensione”

  1. Ciao, un saluto anche a te, Marco D!
    Felice che tu mi abbia citato.
    In effetti, tra Davide Copperfield e Annie (e Remì, Heidi, chessò) c’è un filo conduttore nemmeno troppo scoperto.

    Buone letture e buon blogghismo,

    Luca

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