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La classe e i tituli

C’è una storia meravigliosamente malinconica nell’epilogo di questo campionato di calcio, giocato sul fil di lana.

E’ il racconto di un desti-NO. Quello di Claudio Ranieri, allenatore della Roma, fermato anche stavolta a un passo dal sogno.

E’ la vicenda di un uomo giusto al posto giusto, sempre nel momento sbagliato.

La sua carriera di allenatore, tutta in salita, la riassumeva  ieri in maniera efficace Alessandro Di Maria su Repubblica. Una lunga rincorsa al successo vero, sempre sfiorato, fino ad arrivare quest’anno sulla panchina della Roma,la sua Roma, portata a due punti dall’impresa.

Mou e Claude: I duellanti

Non c’è dubbio: era l’occasione sportiva di una vita , per uno che di “tituli” importanti – come direbbe la sua feroce nemesi Mourinho – finora ne ha vinti pochi.  Mou sta a Ranieri come Gastone Paperone sta a Paolino Paperino, come Beep Beep sta al Wil E. Coyote.

Accade dai tempi in cui gli soffiò la panchina londinese del Chelsea, perché quel ricco strapazzo di Abrahmovich non considerava l’allenatore capitolino all’altezza del suo balocco calcistico multimiliardario.

Era l’inizio di un duello di carriere a distanza: uno bravo che non vince quasi mai e un’altro stra-fottente e stra-vincente, consacrato al trionfo.

Ranieri: Fer Plei Men

Differenza di   palmares ma anche di stile. Tanto il number one  portoghese sguazza nell’antipatia programmatica, quanto il trainer romano persegue una garbata moderazione.

Tutte le volte che il timoniere  della Corazzata Morattionkin gli ha spalato merda addosso, il tecnico romano doc (quartiere Testaccio) , british per vocazione (alla faccia di Abrahmovich) ha reagito con un’alzata di spalle. Novello Zapatero del calcio, ad ogni insulto, ha risposto sempre  con una proposta di “fer plei”.

La persona è così, molto perbene. Per questo è difficile trovare qualcuno nel calcio, a parte Mou, che ne parli male. Ed è difficile trovargli difetti anche tecnici. Lo ammetto da juventino che non ama il suo calcio e non ha amato la sua Juve.

Le squadre di Ranieri quasi mai sono spettacolari e non regalano guizzi da historia de la pelota, ma non si possono negare l’ottima organizzazione di gioco e l’abnegazione costante che le contraddistingue.

Anche quest’anno, è riuscito a tirare fuori il meglio da una squadra appena discreta. E gli ho visto firmare un capolavoro di coraggio, nel derby con la Lazio, quando sotto di un goal, ha tirato fuori Totti e De Rossi, gli uomini simbolo della squadra, pur di ribaltare il risultato.

Il Desti-no di Claudio Ranieri

Ma anche quest’anno la bravura non è bastata. Sembra non bastare mai a Claudio Ranieri, il cui desti-No mi fa tornare in mente le parole di un grande tecnico della pallavolo, Julio Velasco.

Bisogna cercare di vincere il più possibile ma non crediate a chi dice che  il mondo si divide fra vincenti e perdenti. Il mondo si divide fra brave e cattive persone. E, a volte, tra le cattive persone ci sono anche dei vincenti, così come – purtroppo – ci sono anche brave persone fra i perdenti.

Si è così, purtroppo. Negli annali del calcio sarà il nome di Mourinho a fare albo e storia. Ma con buona pace dello stesso Mou, la classe non si misura solo in “tituli”e io volentieri, oggi, ricordo, quella di Claudio Ranieri.

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