Un principio e una fine

Lei crede che ogni storia debba avere un principio e una fine? Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire: passate tutte le prove, l’eroe e l’eroina si sposavano oppure morivano.

Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte.

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

Questa non è una recensione.  Non aspira a esserlo e non vuole convincervi nulla.

Semplicemente è il bilancio di lettura del fumetto che ho letto con più piacere negli ultimi dodici mesi, la miniserie Caravan, scritta da Michele Medda  e disegnata da un manipolo di bravi autori, su tutti Emiliano Mammuccari.

Caravan, episodio dopo episodio, mi ha conquistato, “semplicemente” perché mi ha commosso come raramente mi era accaduto  di fronte alle vignette in bianco e nero di un albo bonelliano.

So che Michele Medda non ama letture critiche troppo elaborate del suo lavoro, ma non posso fare a meno di notare che in Caravan c’è un tratto narrativo particolare, che è anche una dichiarazione di poetica.

E’ quel ricorso alla narrazione in prima persona, ma una prima persona ogni volta diversa.  Alla voce narrante del giovane Davide Donati, si alternano di capitolo in capitolo, quelli di altri compagni di strada. Ne emerge un racconto collettivo di speranze e delusioni, di promesse e compromessi, lacrime e sogni.

Di Caravan ho trovato affascinanti perfino certe sue qualità irrisolte, per esempio quel finale di serie che, a quanto leggo in giro, ha suscitato diverse perplessità. C’è chi ne denuncia la mancanza di originalità, altri che ne criticano una certa irrisolutezza, uno “spiegare non spiegando”.

Credo che certi (pre)giudizi, nascono dal fatto che siamo diventati ruminatori tanto voraci di storie, che abbiamo perso il gusto onesto dei racconti. Se n’è parlato proprio sul blog di Michele e anche qui, di sguincio.

Sembra che, ormai, tutto si debba risolvere nel colpo di scena, che vogliamo sempre più roboante, sempre più assoluto. E’ il cul de sac, se volete, in cui è finita una epocale serie tv come Lost, anch’essa prossima al finale.

Non bastava, la qualità dei personaggi e delle storie che ci avevano fatto innamorare nelle prime due stagioni. No, gli autori, la produzione, hanno voluto alzare la posta sempre di più, finendo con lo stravolgere le più elementari regole del gioco, tant’è che ormai il gioco ha perso qualsiasi senso.

Il finale di Caravan ci riporta, invece, al gusto autentico di qualsiasi racconto: il racconto stesso. E’ il sapore di tutte le storie che amavamo ascoltare da bambini.  Magari sempre le stesse, magari sapevamo già come andava a finire, magari per questo il piacere non ci sembrava finire mai.

P.S.

Ha chiuso anche il blog, con il quale Michele Medda ha accompagnato le uscite di ogni albo. Una sorta di “colonna sonora” ideale per la sua storia. Un controcanto, a volte ironico, a volte appassionato, agli episodi  e all’arte di narrare in senso lato.

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2 pensieri su “Un principio e una fine”

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