Ciò che rende la vita degna di essere vissuta

Per un momento ho pensato che fosse il Gabibbo quello inferocito con Tremonti per via della nuova manovra finanziaria (coming soon on your daily life).

Invece no, era il signor Ministro della Cultura,  rosso in viso come non mai, quando ha scoperto che il collega del Tesoro aveva tagliato fondi  a quasi tutte le istituzioni culturali del paese, dalla lirica alla cinematografia, senza nemmeno consultarlo.

Il ragionanamento l’ho sentito ripetere, in queste ore, da molti esponenti della maggioranza e del governo. C’è la crisi, anzi c’è la Crisi. E in tempi di magra a che servono balletti, musei e film? Dov’è il ritorno economico?

In effetti, se consideriamo – come ci ripete B da 15 anni – lo stato un’azienda, il ragionamento non fa una piega, nei momenti difficili si taglia ciò che non è produttivo. Ma siamo sicuri davvero che la cultura per uno stato sia un’attività improduttiva, solo perché non offre un profitto immediato da contabilizzare?

Il grande musicista Berlioz diceva che:

Arrivare a quarantacinque o cinquant’anni senza conoscere Amleto è come aver vissuto sempre in una miniera di carbone.

Ma forse Tremonti non avrebbe offerto un euro per ascoltare una sinfonia di Berlioz o vedere Shakespeare in teatro.

Ecco quando penso a tutto questo, mi torna in mente un certo discorso, che più passa il tempo, e più mi sembra attuale.

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