Sono solo storie

Ieri qualcuno cui voglio molto bene, mi ha fatto riflettere che forse è sbagliato mescolare racconti privati  e cronache pubbliche qui sul blog. Razionalmente ha ragione.

Non si scrive mai solo per se stessi, se si mette un diario in rete, lo si fa per essere letti. E, se nel farlo, si propongono anche le proprie esperienze personali, i propri sentimenti, non si può negare che ci sia in questo anche un aspetto “esibizionista”.

Dunque ha un senso raccontare i propri stati d’animo a persone che nemmeno mi conoscono? Forse no, o forse sì. Forse il senso lo sto dando io nel momento che racconto. Perché questa è la mia narrazione e chiunque legge entra a farne parte. Come capita a me, quando leggo le narrazioni degli altri, si tratti dei destini del mondo, o del sorriso di una bimba.

Sono storie, appunto come racconta il titolo di questo blog. Non Guerra e Pace,  d’accordo, non Il cacciatore di Aquiloni, ma comunque forme di racconto. Raccontare è il modo umano di inventare il tempo: di ricordare il passato e rapportarci al futuro.

Per esempio, oggi, mi piace raccontarvi una storia iniziata due anni fa nello stesso giorno, alla stessa ora.

Ero vestito come il pinguino Giovanni e intorno c’erano cento occhi che mi guardavano. Beh in realtà, guardavano una porta aperta, aspettando che qualcun altro entrasse. E anch’io avevo gli occhi piantati su quella porta, con il cuore che mi batteva all’impazzata. Finché lei è arrivata, ho trattenuto il fiato: era bellissima.

Di tutto quello che ho accaduto dopo, ho ricordi sfocati. O meglio, ho in mente ogni singola emozione ma sarebbe difficile narrarvelo a parole.

Ecco non so se questa storia, la mia storia possa interessare a qualcuno. Per il momento interessa a me di continuare a raccontarla in questo modo, tra cose che accadono qui e altrove.

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4 pensieri su “Sono solo storie”

  1. Forse c’è un che di esibizionista nel raccontarsi pubblicamente, e un po’ di vuayeurismo nel curiosare nella vita degli altri… per me che sono patologicamente timida è stato “strano” ritrovarmi a scrivere quasi quotidianamente un blog e a leggere i commenti di chi ha iniziato a seguire le mie avventure. Ho iniziato a farlo perchè avevo voglia di parlare con qualcuno perchè nel mondo “reale” non sono mai stata capace di raccontarmi ed un diario mi è sempre sembrato sterile perchè non mi permetteva di interagire col mondo. Ho iniziato a farlo senza dire a nessuno che conosco che scrivo dei post, lasciando che fossero i visitatori casuali a decidere se leggermi e lasciare un commento o un saluto, ed è tramite i loro commenti che ho scoperto le loro storie. Mi piace leggere di loro, di quanto tutto sommato ci si possa sentire simili e condividere dei momenti anche importanti con dei perfetti sconosciuti. Nella mia vita non mi troverò mai a fissare la porta di cui tu parli, ma grazie alle tue parole e all’emozione che ne traspare, stamani ho vissuto anch’io un po’ di quell’emozione. Non sarà “guerra e pace”, ma le nostre vite hanno senso per quei brevi attimi che ci fanno trattenere il fiato, e credo che sia importante raccontarli quando ci va, a chiunque sia interessato ad ascoltarci.

  2. ciao Marco, ti faccio in ritardo gli auguri di buon anniversario, vi auguro di essere sempre uniti e felici… e magari più vicini l’uno all’altra, geograficamente intendo
    (ricordo benissimo l’emozione nella tua voce quel giorno… )

    E poi: perchè non dovresti parlare anche di te nel blog? Non vedo contraddizione tra raccontare e raccontarsi. Continua così!

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