Al compagno Mario

Altan

Caro Mario,

mentre tu ti scaldi al sole di qualche atollo mediteranneo, sappi che qui, noi democratici, ci siamo scaldati per la nostra manifestazione di sabato a Roma.

Lo sai, la manovra economica è una boiaccata, debole con i forti e forte con i deboli. E poi c’è la questione della legge  (contro) le intercettazioni, una vera barbarie. Ma, onestamente, non è per questo che ci siamo animati, l’altro giorno.

Ecco, Mario, non so come dirtelo… E’ che a un certo punto è salito sul palco, l’attore Fabrizio Gifuni, che ci ha chiamato “cari compagni e compagne”.

Apriti cielo, a momenti veniva giù il palazzetto che nemmeno per un concerto di Raul Casadei alla Festa dell’Unità di Budrio dell’83.

A qualcun altro sta’ cosa non è andata giù: tipo quelli che non erano mai stati compagni oppure quelli che erano troppo giovani per esserlo e che vorrebbero solo definirsi democratici.

Ora tu dirai, come fa il compagno Civati, sono stupidaggini! Ma io che il problema ci fosse, te l’avevo già segnalato a suo tempo, perché quando Bersani dice “cari amici e compagni” rinuncia a scegliere un’identità nuova, cercando di salvare capra e cavoli stravecchi.

La verità è che la gente si attacca alle parole antiche, quando non gli dai idee moderne con cui sognare un futuro diverso. E noi, onestamente, queste idee fatichiamo a darcele. O meglio, le idee e le parole giuste ce l’avremmo pure. Ci manca il coraggio di viverle, fuori da ogni compromesso, oltre ogni ipocrisia.

E, allora, a bene vedere, scopri che il problema caro Mario, non sono le stesse parole di sempre ma le stesse persone che, da vent’anni, ne usano e ne abusano, togliendogli ogni credibilità. Lo scrive il tuo adorato Ivan Scalfarotto e io non riesco a non essere d’accordo:

Da noi c’è D’Alema che era a Cuba coi pionieri e Marini faceva il segretario di federazione della CISL quando io ero ancora nella nursery della maternità. Abbiamo democrazie nel mondo che rispettano riti secolari e sono in grado di rinnovarsi profondamente e paesi come il nostro dove molti parlano di ritoccare una costituzione giovane e ancora bellissima e sono gli stessi che difendono un sistema chiuso e che non ha alcuna voglia di cambiare. Vogliamo fare l’innovazione? Allora gambe in spalla.

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