Sigmund Freud e il soldatino di piombo

Toy Story 3 - Ken

Esce nelle sale italiane Toy Story 3 e, per lanciarlo a dovere, Pixar e Disney si sono inventati una campagna di teaser trailer virali molto azzeccata. Il pezzo forte è questa spassosa intervistavintage anni ’70, a Ken fidanzato di Barbie.

Un buon esempio di quanta strada abbia percorso, dal punto di vista narrativo, l’industria dell’animazione dai tempi di Toy Story (1995  ) in quindici anni. Più dei tanto celebrati progressi della computer grafica, paradossalmente la tecnologia rivoluzionaria alla base dei successi di critica e di botteghino di Pixar e soci, si chiama sceneggiatura.

Locandida di "Toy story" - John Lasseter (1995)

Lontani dalla semplicità fabulistica dell’animazione tradizionale Disney, John Lasseter e i suoi compagni d’avventura (Docter , Stenton, Byrd, etc.)  hanno di fatto trasferito le tecniche di scrittura del grande cinema Hollywoodiano nell’ambito dell’animazione.

Hanno portato il soldatino di piombo e la sirenetta di Andersen sul lettino di Sigmund Freud, problematizzando il vissuto dei loro personaggi, disegnando archi di trasformazione psicologica sempre più articolati .

Ovvio, i sogni sono sempre desideri: un buon film di animazione non rinuncia ad essere un prodotto narrativo rivolto, in primo luogo, a un pubblico infantile. Ma quello che questi autori hanno compreso è che , nei cinema, i bambini ce li portano padri e madri e che, offrire sapienti livelli di lettura anche a questi adulti , poteva essere un gancio in più per accalappiare l’intera famiglia.

Questo, mentre diventavano adulte nuove generazioni, cresciute a pane e tivvù, che non vantano preclusioni di sorta nei confronti dell’animazione, e che ne apprezzano in toto le qualità espressive.

Toy Story, come impianto narrativo, appartiene a una fase pioneristica di questa nouvelle vague animata (che ha toccato il suo vertice artistico con Wall-E) e se rivedete il primo capitolo della trilogia, vi renderete di come vi convivano, non sempre in maniera equilibrata, lo spirito classico di Biancaneve e in nuce, l’irriverenza di Shreck. Eppure, è  la matrice di tutto quello che è venuto dopo e che, come direbbe Buzz Lighyear, ha portato l’animazione: “Verso l’infinito… e oltre”.

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5 pensieri riguardo “Sigmund Freud e il soldatino di piombo”

  1. il trailer è fantastico: ho sempre odiato Ken, ora quasi quasi lo rivaluto. 😀
    la Pixar è straordinaria, sono degni degni successori di Walt Disney (lui, non la sua azienda), al loro livello nell’animazione c’è solo Nick Park.
    ciao!

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