L’insostenibile pesantezza del consuntivo

Strano che Amnesty International non abbia ancora chiesto una moratoria internazionale per questo tipo di crimini contro l’umanità.

Le  riunioni condominiali sono una delle peggiori forme di tortura che siano mai state concepite da mente umana.

Si tratta di assembramenti coatti  in cui persone estranee che, durante l’anno, si scambiano solo fugaci saluti a inizio e fine giornata, o pleonastici commenti sul meteo, si ritrovano forzatamente a coabitare per alcune ore insieme.

La scelta dei luoghi per la riunione è obbligata dalle ristrettezze economiche in cui naviga il budget comune. I condominii fortunati possono permettersi, magari, uno spazioso androne dove persino la vocina esile della vecchietta del primo piano risuona stentorea, manco fosse Enrico Caruso alla Scala di  Milano.

Al contrario, i più devono accontentarsi di claustrofobici sottoscala, cupe rimesse o umidi lavatoi, laddove il fato sembra imporre ai condomini il contrappasso dantesco e la legge di Murphy. La data scelta per la riunione invernale coincide quasi sempre con il giorno più gelido dell’anno e un clima siberiano. D’estate, invece, ci si riunisce con quaranta gradi all’ombra e un’ umidità pazzesca.

C’è anche  chi, in mancanza di spazi interni, ricorre a curiose alternative.  Ecco, allora, che nelle sale parrocchiali, un tempo sede di allegre tombolate di anziani o di appassionati gruppi di preghiera, è oggi invece facile imbattersi in accese discussioni sulla necessità di far riparare la caldaia.

Spesso chi arriva per sbaglio, visto il luogo (di culto) e le facce disperate dei partecipanti, pensa che si tratti di riunioni dell’anonima alcolisti  o peggio. D’altronde,  per gli stessi condomini non è mica facile concentrarsi sulla discussione, mentre sul muro alle tue spalle ti senti addosso lo sguardo severo del gigantesco crocifisso di legno che il parrocco usa per la processione pasquale.

In fondo la fede aiuta, quando si tratta di affrontare la maratona oraria dell’assemblea, chiamata a pronunciarsi sull’approvazione del consuntivo dell’anno precedente, del preventivo dell’anno seguente e altri ameni argomenti di questo tenore.

Un impegno che diventa, sovente, una missione impossibile anche se il vostro amministratore di condominio si chiama Tom Cruise, visto che l’originario ordine del giorno stilato, si sfilaccia – minuto dopo minuto – in una serie infinita di rettifiche, recriminazioni, contestazioni, discussioni.

Perché le riunioni di condominio sono un caleidoscopio di varia umanità. Ci trovi il tipo pignolo, venuto a discutere virgola per virgola anche l’ultima cifra decimale documentata e quello scazzato che non vede l’ora che tutto si concluda per andarsene a casa. C’è il bastian contrario, che sa sempre qualcosa che gli altri non sanno, e l’incazzoso che in ogni frangente, trova spunto per aprire una diatriba.

C’è di tutto. Ci siamo tutti. Perfino quelli che alle riunioni di condominio non vanno mai, magari delegano e poi si lamentano.  In piccolo ogni riunione condominiale è uno specchio del paese, dove tanti sono pronti a  dire degli altri “sono tutti uguali”,  ma in pochi provano a essere diversi e a prendersi qualche responsabilità.

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