Intenda

Intenda chi vuole intendere. In tenda chi vuole cambiare le cose.

In Emilia,  si è svolta una piccola vudstòc democratica, cui mi dispiace di non aver preso parte in prima persona perché c’è tanto di buono in questa arte del campeggio politico che vuole andare oltre: conquistare un pezzo di futuro, dandosi da fare in prima persona.

Lo scriveva ieri anche Concita De Gregorio sul suo blog:

Troppo semplice? Ingenuo? Pensateci. Mettetevi nei panni degli elettori, anche, non è difficile, ciascuno di noi lo è.
La «bella politica», abbiamo sentito nelle scuole e nei campeggi in questi giorni, è quella che sarà capace di fare “Punto e a capo” con le cricche, le P2 e le P3 – giusto ieri il Pd ha chiesto una commissione d’inchiesta, questo giornale vi parla di P2 da mesi, direi da sempre. E’ quella capace di voltare pagina e di superare le logiche di condominio di chi per far dispetto al vicino demolisce le scale di casa.

Come riconosce lo stesso Pippo Civati è ormai evidente che ci sono due PD: la parte migliore è quella che va in tenda, la peggiore è quella che va in barca e continua a pontificare. Personalmente io ho scelto, già  da tempo, da che parte stare.

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