Apocalibrici e Ipadisti

Vignetta di Dan Piraro

L’Ipad sostituirà il libro? Gli “ipadisti”, ovvero i neo convertiti al vangelo di Steve Jobs, ne sono convinti. S’intende: non necessariamente l’Ipad attuale, ma qualcosa del genere, via via più sofisticato.

Insomma, il prossimo passo della civiltà della scrittura, nata sulle tavolette d’argilla dei Sumeri, sarebbe di trasferirsi, anima e core, sulle tavolette digitali.

Umberto Eco non ci sta e nell’ultima bustina sull’Espresso la mette sul piano affettivo, ancora più che tecnologico:

c’è una bella differenza tra toccare e sfogliare un libro fresco e odoroso di stampa e tenere in mano una chiavetta. Oppure tra ricuperare in cantina un testo di tanti anni fa che reca le nostre sottolineature e le nostre note a margine, facendoci rivivere antiche emozioni, e rileggere la stessa opera, in Times New Roman corpo 12, sullo schermo del computer.

Critica che, ovviamente, manda su tutte le furie Massimo Mantellini (uno che se ne intende e  crede nelle tavole digitali, come Mosè in quelle della legge) :

Ha mai preso in mano un Kindle il professore? Se lo ha fatto non ce lo dice, se non lo ha fatto mi pare che stiamo discutendo del nulla.

Non vorrei fare il democristiano, ma credo che abbiano ragione entrambi. Ha ragione Mantellini quando rivendica le qualità dei nuovi supporti e delle possibilità  che offrono. Ad esempio, nel campo del fumetto, c’è chi sta già sperimentando in termini  di diffusione ed espressività.

Ma ha ragione Umberto Eco quando rivendica, per le generazioni cresciute dalla civiltà del libro, il gusto di un piacere antico in cui, pure il sottoscritto – che di anni ne ha qualcuno meno del professore – si ritrova. Questo, ripeto, non significa squalificare le nuove tecnologie, significa solo amare molto quello che ci stiamo lasciando alle spalle.

Di questa straordinaria passione  resta un emblema, proprio il personaggio di Eco, Guglielmo di Baskerville, ne il Nome della Rosa quando scopre, per la prima volta, la parte più nascosta e preziosa della libreria dell’abbazia.  Il professore, nell’occasione, ci regala pagine meravigliose piene di stupore e di amore per i libri. Un amore assoluto, viscerale  che ha quasi valenze totemiche, le uniche forse che un neo-illuminista come Eco può permettersi.

Dunque non prendetevela ipadisti, il professore parla del suo mondo, non del vostro. E lo fa in buona fede, ultimo testimone di una cultura che ci ha regalato e permesso di conservare nel tempo Aristotele,  Sant’Agostino, Proust e Calvino. Voi per il momento, avete dalla vostra solo Steve Jobs. Insomma.

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5 pensieri su “Apocalibrici e Ipadisti”

  1. Quoto il grande Umberto, nella maniera più sfegatata. Il libro va toccato, sfogliato, compulsato, annusato, vissuto, letto!

    p.s.: scrivo e leggo anche su computer o similia

    1. Ti capisco, caro Aliante (bentornato!), e capisco Eco. Anch’io provo lo stesso, per i fumetti, almeno quanto per i libri. Siamo , a tutti gli effetti, dei feticisti…

      D’altro canto, indietro non si torna. E’ un fatto che andiamo in quella direzione, ci piaccia o no. Detto questo, come ama dire un altro studioso – Alberto Abruzzese – più che i libri, conta quello cui i libri servono. Insomma, più ancora che l’oggetto, quello a cui dobbiamo tenere, è il suo contenuto. E, in questo senso, la tavoletta è un alleato, non un nemico.

  2. Reduce da Londra, ritorno con un’immagine stampata in mente.
    Io seduta alla British Library. Leggo un libro con una matita in mano, osservo la colonna di antichi manoscritti che mi si staglia a fianco e poi sposto lo sguardo sulla ragazza di fronte, comodamente seduta: in mano un caffè davanti a lei l’iPad su cui tranquillamente legge e scrive note. Credo sia l’emblema della convergenza che hai tratteggiato. Essere riluttanti all’uno o all’altro mezzo non ha più senso. Non c’è reciproca esclusione, ma un completamento nelle funzioni, nei bisogni umani a cui rispondono.
    Ho toccato l’iPad, mi sono resa conto in prima pesona delle innumerevoli funzioni che può svolgere, ma non rinuncerò mai alla ruvida sensazione delle pagine tra le dita e alle dita sporche di graffite nera di quella matita che annota e sottolinea.

    1. Poi, magari un giorno spiego meglio il mio punto di vista, ma vuoi sapere come penso finirà con l’Ipad? Come finisce sempre con le tecnologie e i media. Sulla carta, nella teoria, si fanno certe previsioni, poi esiste l’uso concreto che ne fanno le persone e le sorprese sono sempre all’ordine del giorno.

      C’è una bella metafora in questo film dei Coen, “Mister Hula-Hop” (se non l’avessi visto, recuperalo assolutamente, è un gioiellino):

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