doisneau_sidelong_glance[1]

Da che parte sta l’occhio?

Vi è mai capitato di ritrovarvi in mezzo al gioco di sguardi di altre due persone?  Magari i due si stanno scambiando occhiate interessate – si può anche flirtare così – oppure, al contrario, sono sguardi che inceneriscono, pieni di rabbia, rancore o gelosia.

Pittori e fotografi lo sanno bene ed ogni inquadratura, in fin dei conti, è un racconto costruito sul rincorrersi di traiettorie dell’occhio. Come in quest’opera maliziosa di Robert Doisneau, Un Regard Oblique (1948).

Lo sguardo obliquo

Marito e moglie (non ne siamo certi, ma ci sta), sono intenti a guardare la vetrina di una galleria d’arte. Ma se l’obiettivo di base è comune, finisce per dividerli il cosa guardare. Alla traiettoria diretta della signora, si contrappone a quella obliqua, trasversale dell’uomo. E da questo gioco di sguardi nasce l’ironia del racconto.

Ma dove si parte per guardare la foto?

Se vi chiedessi di dirmi, da dove siete partiti  nel leggere la foto, è probabile che otterrei, da persone diverse, risposte diverse. Forse avete iniziato dalla donna, che si trova nel mezzo dell’inquadratura, anche se leggermente decentrata, e poi vi siete “accorti” dell’uomo.

Oppure, potrebbe essere stato proprio monsieur a incuriosirvi fin dal principio, tanto da decidere di accompagnarlo nel suo viaggio visivo verso l’altra sponda dell’inquadratura. O, ancora (perché no?), potrebbe essere stato proprio il quadro galeotto, e chi lo dipinse, a suscitare il vostro interesse iniziale.

Di fatto l’inquadratura, fateci caso, vi impedisce di scegliere un solo punto di vista. Una traiettoria non prevale sull’altra,  l’uomo e la donna occupano uno spazio equivalente nella foto, si pongono sullo stesso livello (come piano di ripresa).

La parte dell’occhio

Tutta l’immagine, di base, ha un’architettura visiva estremamente statica. Le figure (l’uomo, la donna, il quadro con il nudo e quello di cui vediamo solo il retro) insistono, ognuna, su un proprio asse verticale. Ogni forma, insomma, se ne sta per conto suo.

Il dinamismo è tutto affidato al gioco incrociato degli sguardi, nel completarsi. Gli sguardi parziali dell’uomo e della donna e un terzo, di cui non abbiamo ancora parlato, altrettanto importante. Il nostro, di  spettatori che, “nascosti” oltre la vetrina assieme al fotografo, siamo gli unici a poter leggere la storia nel suo complesso.

Volenti o nolenti, diventiamo un pezzo del racconto, perché  l’occhio, se chiamato in causa, vuole la sua parte. La pretende.

Un pensiero su “Da che parte sta l’occhio?”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...