La storia inventata

Strane coincidenze. Qualche post fa citavo e analizzavo una foto celebre di Robert Doisneau, fantastico artista dell’obiettivo.

A giorni di distanza, in vacanza bretone dalle parti di Asterix, m’imbatto in una retrospettiva dedicata allo stesso Doisneau, nella bella cittadina di Dinan.

Tra le molte storie visive, mi ha colpito questa di fianco che non conoscevo e che è un buon esempio di come l’ironia, come la bellezza, sia sempre nell’occhio di chi guarda.

In effetti, a ben vedere, qui la narrazione è completamente inventata dallo sguardo del fotografo. La storia esiste dal momento che l’autore la ritaglia da una realtà “senza importanza”.

Lo fa, ad esempio, con la scelta dell’inquadratura: laterale, non frontale, in modo da accostare e contrapporre meglio, i due comportamenti figurativi, quelli degli uomini e quello della scimmia.

Lo fa, ancora, componendo il quadro e dividendolo in due metà simmetriche: da un lato la scimmia, dall’altro il pubblico. La bilancia visiva esalta la distanza tra l’animale, solitario, e la massa, addensamento incerto di sguardi, volti, espressioni.

Lo fa, infine, evidenziando con l’angolo visuale, il rovesciamento dei ruoli. La scimmia giganteggia, anche visivamente, con la sua fiera dignità, rispetto all’umanità volgare che rimane più in basso.

E, poi, c’è quello sguardo, così nobile, così triste, che Doisneau coglie e ci consegna alla riflessione, carica di amara ironia. Chi è l’uomo e chi la bestia?

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