Caro Walter

ti scrive un italiano, uno di quelli che ti ha votato, prima sindaco di Roma, poi candidato premier, e che si sente chiamato in causa dalla tua bella lettera di oggi al Corriere della Sera.

Ti scrivo per farti sapere che condivido molte delle cose che dici, ma non posso fare a meno di leggervi anche tante contraddizioni.

Ti scrivo perché ti stimo da sempre. Quando dirigevi l’Unità, e il tuo giornale mi aiutava a scoprire il mondo, avevo diciotto anni. E quando nacque l’Ulivo ne avevo ventidue.
Ricordo il giorno del trionfo elettorale del ’96, come fosse ieri. Sembrava il cambio di stagione che avevamo sempre sognato, tu e Romano Prodi a Palazzo Chigi. Ero davanti alla tivvù, insieme a mio nonno. Quando Romano Prodi al TG3 ci promise un’Italia più giusta, lui – ottant’anni e passa, comunista da una vita, ma comunista all’italiana di quelli che facevano convivere Berlinguer e il rosario – aveva gli occhi lucidi. Mi disse: “Io forse questa Italia non farò in tempo a vederla, ma spero per voi …”

Poi cos’è accaduto? Le speranze sono state inghiottite dalle delusioni e, ancora prima che Berlusconi, a fagocitarle ci ha pensato il Centro-Sinistra stesso, con le sue faide interne, con l’arrivismo spregiudicato dei suoi mezzi “leader”, pronti a tutto pur di ritagliarsi il loro spazio al sole.

Eppure, io come mio nonno, come tanti altri, abbiamo continuato a credere nella possibilità di un’Italia diversa, civile, moderna. E, ci siamo aggrappati, insieme a te, al sogno di un partito davvero riformista che, andasse oltre le divisioni settarie, che unisse tutte le persone di buona volontà in un vero progetto di ricostruzione del paese.
A quel progetto, come tu stesso hai riconosciuto al momento delle dimissioni, forse siamo arrivati con troppo ritardo. Il Partito Democratico è nato con un enorme carico di speranza: milioni di persone che sono uscite di casa una mattina per dirti che ci credevano davvero.
Ma è nato, ce ne siamo accorti quasi subito, anche con un enorme zavorra di rancori: una classe dirigente, locale e nazionale, aggrappata al suo essere “ex” qualcosa (socialisti, democristiani, comunisti, radicali), incapace di essere “per” qualcosa.
Gente così delusa dalla propria storia, da non poterne costruire una nuova, credibile.

Ecco, quello che manca nella tua lettera bellissima, caro Walter. Il riconoscimento delle vostre responsabilità oltre che di quelle degli altri. Perché nell’anomalia italiana che denunci, i perpetui erano e sono ovunque.

Accanto alle colpe enormi, devastanti, spietate, del porno-nano e del suo codazzo di genuflessi plaudenti, ominicchi e ballerine sponsorizzati dal dentifricio, ci sono quelle altrettanto importanti di un’intera classe “digerente”, senza coraggio e senza dignità, che si è mangiata il futuro. Una (de)generazione di imprenditori, banchieri, finanzieri, e uomini di potere che lì, dove i loro padri avevano seminato le basi per la ricostruzione dopo la guerra, hanno devastato, pensando solo al loro utile particolare.
E ci sono, non meno evidenti, le responsabilità della classe politica che tu rappresenti, quella che doveva essere l’alternativa ed è stata la continuità nella paralisi.

Hai ragione Walter, il paese merità di più. Sarebbe ora che ve ne rendeste conto tutti, dando spazio sul serio alle nuove generazioni e smettendola di dirci cosa dobbiamo fare. Semmai, aiutandoci a farlo, che è una cosa diversa.

Con stima profonda, comunque,

Marco

update 25/08/10

Non sono l’unico (e ci mancherebbe) ad avere risposto a Walter. Lo fa dal suo alto scranno di vicepresidente del PD anche Ivan Scalfarotto e dice cose, a mio giudizio condivisibili.

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12 pensieri su “Caro Walter”

  1. Condivido questa tua accorata lettera a Walter; aggiungo che all’elenco puntuale delle cose che non vanno in Italia, manca un accenno fondamentale alla prima cosa da cambiare, per tentare una rinascita: occorre una legge elettorale non solo nuova, ma determinante per il ricambio totale dell’attuale classe politica italiana; si, hai ragione loro devono solo consigliare, se richiesti, i nuovi. I nuovi dovranno avere un progetto per il futuro e farci dimenticare il passato, devono essere in grado di costuire un presente fuori dal fango. Che c’è che non va in questa mia attesa? Difficilmente un’intera classe politica potrà andare incontro al proprio suicidio politico ecco perchè siamo paralizzati, conta solo la conservazione della poltrona. In quanto a Walter da parte mia gli chiedo di finirla con i sermoni e, tornando coi piedi per terra, di aiutare concretamente a ricostruire la nostra derelitta e irrappresentata “parte”.

    1. grazie (anche della citazione). Sono d’accordo. Voglio solo precisare che per me Walter resta una spanna sopra a molti altri, per la sua capacità di narrare la politica in modo diverso, alto (come dimostra la lettera). Ma è un fatto che negli altri paesi, quando un leader perde si fa da parte (Jospin, Blair, Brown, Gore). Non pretende di continuare a dettare l’agenda come invece fanno dalle nostre parti Veltroni, D’Alema, Rutelli.

      1. E Pierluigi Bersani invece di rispondere a Walter scrive a Ezio Mauro:
        “Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell’opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente l’iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani.

        Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l’impossibilità di mandare avanti l’attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. ”

  2. non posso che condividere questa lettera, anche perché pure io nel 1996 avevo 22 anni e credevo che, finalmente, l’Italia potesse cambiare grazie al centrosinistra. E invece… Veltroni quando scrive, scrive bene e ha in gran parte ragione. Ma forse è proprio questo il punto: il suo astrattismo; e l’incapacità di ammettere le proprie colpe (l’ultima, non solo sua ma del PD, che mi viene in mente, è aver perso le amministrative a Roma candidando Rutelli). Mi sembra che Veltroni abbia scritto la solita lettera che scrive ogni 4-5 anni, ma il tempo è scaduto

    1. Si Giuseppe (e benvenuto). anche io quando ho visto che candidavamo Rutelli ho capito che non eravamo più in sintonia con noi stessi. Chiunque a Roma sapeva che era una scelta controproducente.

  3. Condivido in pieno ciò che hai scritto. Ho quasi 23 anni e sono uno studente universitario. Mi sono avvicinato alla politica (da cui sempre ero interessato) con la nascita del Partito Democratico. Era un’idea moderna…un mix tra il primo New Labour di Tony Blair e il bell’Ulivo di Romano Prodi. Ero pieno di entusiasmo e lo tramutavo in impegno concreto con volantinaggio, gazebo e con quella maratona estenuante (ma commuovente a ripensarci…perché 3 milioni di persone che fanno nascere un partito sono la cosa più bella per una democrazia) che sono state le primarie del 14 ottobre. Quello che è successo dopo lo conosciamo tutti. Ho creduto in Marino e nella sua idea di rinnovamento ma purtroppo la gente ha scelto il buon vecchio Bersani. Adesso mi ritrovo iscritto a un partito immobile, già vecchio e a cui non credo più…in qualsiasi altro paese del mondo grazie all’infinità di scandali e baruffe in cui è quotidianamente coinvolta la maggioranza di governo il partito di opposizione sarebbe al 40% dei consensi…il PD è quotato al 25 e rincorre ogni giorno i vari Vendola, Di Pietro e Casini e ora si aggrappa a un post fascista come Fini.
    Sono un sognatore e sogno che quello che ho sentito dire a Veltroni (che avrà fatto degli errori ma con lui il PD era un partito vero..e la gente alle elezioni lo ha capito..non abbastanza purtroppo) al Lingotto si realizzi…ma vista la situazione sarà dura…per anni ho ribattuto a miei coetanei che dicevano che la politica faceva schifo…ora inizio, dentro di me, a dargli ragione…grazie alla dirigenza del PD per aver distrutto la mia passione

    1. Niccolò (benvenuto), il tuo commento è ancora più prezioso del mio. Vorrei che Walter lo leggesse davvero. Che ti posso dire? L’amarezza è comune.
      Purtroppo (e dico purtroppo) l’unica speranza rimane questo sbrindellato partito democratico.
      Ti invito a leggere, se già non l’avessi fatto, la risposta a Veltroni di Ivan Scalfarotto:

      http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2010/08/25/una-risposta-a-veltroni/

      non sono d’accordo su tutto, ma mi sembrerebbe già un passo in avanti se fossero la sua generazione, le nostre generazioni, a prendere in mano la gestione delle cose.
      Non mollare, Non molliamo.

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