Noi che scriviamo le lettere

E’ un fatto. Mentre dall’altra parte Piccolo Cesare decide per tutti e chi non è d’accordo, come minimo, si becca una Fatwa mediatica, dalle parti dei democratici si discute, ci si confronta. Pure troppo.

A due giorni dalla lettera di Walter al Corriere, ecco quella (illegibile) di Pierluigi a Repubblica. E Civati si domanda se non stia diventando un genere. In effetti, siamo sommersi dalla lettera-tura d’andata e da quella di ritorno.
A proposito, grazie a tutti, per l’attenzione (qui in rete e su FB), al commento del sottoscritto alla missiva veltroniana. Di risposte ne ho lette tante altre. Alcune caustiche, lasciano il tempo che trovano, altre sensibili, come quella già citata di Ivan Scalfarotto.
Che vi devo dire? A me questo sgarrupato partito democratico, pieno di gente, che ancora scrive, legge e magari e si fa il sangue amaro per la politica, fa tenerezza. Non posso non volergli bene, malgrado tutti i suoi limiti. Perché in una Italia in cui i più pensano solo ai cazzi loro, c’è ancora chi crede che la felicità, anche quella civica, sia tale solo se condivisa.
E l’unica storia della politica che mi appassiona davvero. Quella cantata dal poeta:

Siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, o tutto da perdere.

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Un pensiero su “Noi che scriviamo le lettere”

  1. Ma Walter e Pierluigi non si incontrano mai nei corridoi (devono essere larghi quei corridoi) del PD? Saranno mica soggetti alle correnti che si formano in luoghi molto larghi…, anche loro?

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