Galeotto fu il KenParker

Estate di fine millennio. Agosto 1999. Roba epocale, da inventarsi qualche vacanza memorabile, magari ai confini del mondo. Invece sono lì, sulla costa abruzzese,  sotto l’ombrellone con la mia pilona di Tecs Uiller, appoggiata sulla sdraio.

“Sei proprio un’ appassionato.” E’ la frase  ricorrente che mi rivolgono, vedendomi tutto preso lì a consumare pagina su pagina di albi vecchi consunti, mescolati ad altri nuovi di zecca.

“Veramente, sto preparando la mia tesi di laurea… Sul fumetto…” Replico pacato, scarabocchiando ogni tanto qualche appunto sul taccuino.

A quelle parole di solito, seguono sguardi incerti, misto di sorpresa e curiosità, e un sorriso pietoso, quasi che stiano parlando con un deficiente. La cosa strana è che, qualche anno dopo, ritroverò gli stessi sguardi quando, alla classica domanda “Cosa fai nella vita?”, risponderò: “Scrivo cartoni animati”.

Ma questa, come dicono quelli bravi, è un’altra storia. Torniamo all’estate del Novantanove, alle pinne, ai fucili, agli occhiali e ai Tecs Uiller. La ragazza mia vicina di ombrellone, anche lei s’incuriosisce per le mie letture bonelliane.

Lei legge DailanDog, ovvio come metà delle ragazze del pianeta (l’altra metà sono quelle che si fidanzano con lui nelle sue storie). Io le dico sì certo Dailan ma dovresti leggere KenParker, sono sicuro che ti piacerebbe. E inizio a raccontarle di Chemako e di altre storie che lei non conosce.

Non vi dirò che la scintilla magica è scattata per un fumetto, perché non sarebbe  vero.  Però penso che anche quei racconti, quegli scambi di letture, facciano parte della meraviglia dell’incontro.

Sono passati undici anni. Io e la ragazza dell’ombrellone siamo diventati prima come Topolino e Minnie e, poi, come Reed Richards e Sue Storm. E, fortunatamente, siamo sempre come Forrest Gump e Jenny, pane e burro.

Io le ho riempito la casa di fumetti.

Lei mi ha riempito la vita di sogni e speranze.

Ho raccontato questa storia perché  –  lo ricorda Matteo Stefanelli – oggi è la giornata della lettura in pubblico dei fumetti. Una strana iniziativa che fa tanto “comic power” , orgoglio nerd da appassionato di fumetti.

Ma che tutto sommato ci sta, per un paese – il nostro – dove ancora certi sguardi deficienti uno continua a beccarseli, sul treno o sulla panchina se sfoggia un albo. E, allora, mi piaceva di rispondere all’idea di Michele Ginevra e Andrea Ciccarelli, di raccontare un ricordo in tema. Ecco qui.

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16 pensieri su “Galeotto fu il KenParker”

  1. ho letto da ify uno stralcio del tuo post,
    quello che per la verità mi ha colpaita di più e volevo dirtelo “di persona”,
    mi sono emozionata molto nel leggere le tue parole anche se non sono una lettrice di fumetti, in compenso però li stò facendo leggere a mio figlio!

    1. grazie Sabby, sei molto gentile. E per tuo figlio, permettim di dire: ottima scelta :)I buoni fumetti, come le buone letture e i buoni film, sono sempre ottimi compagni d’avventura.

  2. Ti ho letto da Ifigenia,e mi e’ piaciuta molto la tua storia, fresca e romantica!
    Io ho trascorso la mia adolescenza con i giornaletti del comandante Mark e del forte Ontario,in casa giravano (sono cresciuta con 2 fratelli) anche quelli di Tex e del grande Mefisto,mi piaceva molto anche Zagor con il simpatico Cico;”da grande” mi sono letta anche il gagliardo Mister No, fino ad arrivare al tuo Ken Parker e il suo lungo fucile, ma a dirti il vero forse non era il periodo giusto, perche’ non mi ha preso piu’ di tanto… ricordo che mio fratello lo adorava diceva che in quei fumetti c’era anche della sociologia!
    Magari me li rileggo!
    Mio figlio non vuole leggere libri di racconti, ma divora i topolini…e mentre legge ride !

  3. la mia casa è stracolma di fumetti… il primo regalo che ho ricevuto dal Fidanzato è stato Watchmen in italiano, dopo che mi ha sentito lamentare per quanto avessi sofferto a leggerlo in lingua originale ed uno dei primi che glio ho fatto è stato Marvel… i fumetti possono essere davvero galeotti 🙂

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