Storie di uomini folli

Non so se vi capita mai di soffermarvi sull’abbigliamento dei personaggi nelle fiction di casa nostra, quelli che un tempo chiamavamo sceneggiati.

I tailleur delle signore sembrano appena usciti dalla vetrina, così come le giacche degli uomini, sempre fresche di sartoria. I camici dei medici sono candidi, perfino il grembiule del salumiere risplende intonso.

E lo stesso vale per le location: case, ospedali o caserme di polizia che siano, sono il trionfo dell’ordine e della pulizia. Un inno a   Mastro Lindo.

Che tutto ciò suoni falso come i capelli al nero di seppia di Emilio Fede, nessuno sembra preoccuparsene. Forse nemmeno il pubblico. Eppure questa sciatteria scenografica dona quel caratteristico sapore di aria fritta a certe produzioni italiche.

Te ne accorgi, in particolare, quando le accosti a Mad Men, la serie USA che manda in visibilio  i critici più esigenti e gli spettatori più raffinati. L’altra sera tanto per cambiare ha trionfato ancora agli Oscar della tv stelle e strisce.

Mad Men rievoca le vicende professionali e sentimentali di un gruppo di pubblicitari newyorkesi, a cavallo di due lustri, in un momento di grande trasformazione della società americana, sospesa tra le rigide certezze degli anni Cinquanta e le sensibilità rivoluzionare dei Sixties.

La serie è ben scritta, diretta e interpretata ma ciò che davvero la renda unica è, agli antipodi della sciatteria di cui parlavo prima, una cura maniacale per la messa in scena.

Quest’attenzione per le scenografie e per i costumi, se da un lato è funzionale a rendere credibile la rievocazione di un periodo storico ben preciso, dall’altro rappresenta una vera e propria impronta di stile della serie.

 Le inquadrature restituiscono, in maniera quasi ossessiva, l’immaginario visivo di quelle due decadi, con rimandi costanti alle illustrazioni di Rockwell, ai quadri di Hopper ed alle fotografie di Irving Penn.

Ancora di più, ogni “quadro” è equilibrato visivamente al suo interno: il colore del vestito rimanda a quello del vino nella bottiglia, oppure gioca dialetticamente con la luce del lume o con i riflessi del mobilio…

L’ambiente racconta al pari dei personaggi. Li immerge nelle vicende, li soffoca nei dubbi o, secondo i casi, li accompagna nelle scelte. La cura del dettaglio lo rende un protagonista aggiunto della serie. Dimostra il valore incredibile della messa in scena nel racconto, con buona pace del paradiso inamidato e plissetato di casa nostra.

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