Da Mazar a Kabul

Il cartoonist statunitense Matt Bors sta attraversando l’Afghanistan, con matite e pennarelli.

Ha scelto di raccontare i travagli di quel paese con un tratto leggero, davvero “cartoonesco”.  Pochi chiaroscuri nei segni, come nelle parole.

E’ il suo stile, quello che già usa per raccontare (con ironia) la politica americana.

Ma applicato al contesto dolente dell’Afghanistan diventa una cifra espressiva diversa: raccontare il dramma con il minimo carico di retorica grafica. Come nella tavola che vi propongo di seguito.

Matt Bors

Nel raccontare il suo difficoltoso tragitto da Mazar a Kabul, Bors sfrutta la figurazione tortuosa della strada per “imbrigliare” l’occhio del lettore, per costringere chi guarda a seguire il ritmo del suo segno.

Niente vignette o bordi. A delimitare le singole inquadrature intervengono le curve stesse del periglioso percorso di montagna, rendendo estremamente fluido e dinamico il racconto.

Anche il lettering partecipa alla composizione figurativa: segue le asperità del terreno e, con il suo andamento accidentato, contribuisce alla costruzione del ritmo narrativo.

Ecco, per esempio,  la parola guardrails spinta, improvvidamente, oltre il limite dell’illustrazione, a sottolineare  l’effettiva pericolosità della situazione.

Guardate, infine, come la bimba che porge il pane, chiuda la tavola con il suo protendersi in avanti, in senso opposto all’andamento della strada. Il pane è posto proprio al termine del sentiero: quasi un tenero traguardo, dopo la fatica.

Il lettore di fumetti più smaliziato riconoscerà tutte le matrici di questo modo di raccontare, da Will Eisner in giù. Bors (per altri frammenti visivi rimando al suo blog) non ha inventato nulla.

Ciò che, però, mi ha colpito di questi “appunti di guerra” è il fatto che, pur trovandosi, a raccontare cose estreme, il cartoonist non rinunci alla sua sensibilità di autore, e di autore ironico.

Se infatti, sono sempre di più gli autori grafici che scelgono la via dei comics per mettere in scena i drammi del nostro tempo, bisogna ammettere che spesso  l’urgenza di raccontare l’attualità, finisce per sopravanzare le ragioni del linguaggio. A volte viene da chiedersi: era proprio il fumetto il medium più adatto per raccontare questa storia?

Bors mi sembra abbia scelto un’altra strada più rispondente alle ragioni del comics story telling. Una strada magari meno battuta,  più rischiosa, ma anche più autentica, proprio come quel difficile tratto di strada da Mazar a Kabul.

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1 commento su “Da Mazar a Kabul”

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