I Pampers e il Comunismo

Domani la mia collega Kira si sposa con Fabien. Fabien è di queste parti, di Tolosa, Kira invece ha il passaporto canadese, è venuta in Francia per un master post laurea, ma è nata a Tallin in Estonia, ventiquattro anni fa.

Quando di anni ne aveva cinque, nell’Agosto del 1991, una mattina il papà e la mamma le dissero di mettere l’orso Pol, il suo peluche preferito, dentro la valigia per una vacanza, lontano da Tallin. 

Però Kira non capiva perché suo fratello più grande  Ivan teneva quel muso lungo mentre papà metteva in moto la vecchia Lada. Di solito, quando si partiva per le vacanze era tutta una festa. Invece quella volta pure nonna Irina aveva i lacrimoni nell’abbracciare la mamma. 

Quello che Kira non capiva, quello che non sapeva, è che la vacanza sarebbe durata una vita intera e che avrebbe rivisto Tallin e Nonna Irina solo  molti anni dopo.

La storia di Kira e della sua famiglia è la storia di molti russi, sparpagliati nelle diverse regioni dello sterminato impero sovietico come “coloni”. Con il crollo dell’URSS, si ritrovarono orfani di un intero sistema sociale, costretti ad abbandonare casa, lavoro ed affetti, perché malvisti dagli stessi vicini di casa (in quel caso) estoni.

Diciannove anni dopo, Kira non ricorda molto dei suoi anni “comunisti”, come li chiama scherzando. Si sente canadese a tutti gli effetti. Però fin da da teenager, ha imparato a cogliere  – da piccoli dettagli – le differenze profonde tra la sua storia e quella delle sue coetanee, nate a Toronto.

Ad esempio, nel riguardare gli album di famiglia, notava a malincuore che le sue foto  da bambina, erano tutte in bianconero.  Il colore, nel 1991, non era arrivato nei rullini russi della gente normale, troppo costoso.

Così come per i pannolini: Kira nelle foto da piccolina indossa sempre quelli di pezza.  Il paradosso dell’impero sovietico era tutto lì. La madre Russia poteva inviare i suoi figli nello spazio, ma non poteva passargli  i  Pampers.

Si potrebbero fare molti discorsi, pistolotti retorici e analisi forbite su tutto questo. Ma ve li risparmio.  L’unica cosa che conta è che domani Kira si sposa con un ragazzo francese, aggiungendo un ulteriore pezzetto al puzzle multicolore e cosmopolita della sua famiglia.

Al matrimonio, ci sarà una strana babele di lingue e persone provenienti da ogni dove, persino un improbabile collega italiano che parla francese come l’ispettore Closeau e inglese come Alberto Sordi.

Ci saranno anche tante foto, molto probabilmente. La cosa certa è che saranno a colori.

Annunci

2 pensieri su “I Pampers e il Comunismo”

  1. Una storia di sradicamento come, purtroppo, tante altre. Perdere le radici di ti segna per la vita. Credo di potermi paragonare al fratello Ivan e di aver avuto le stesse reazioni quando, “partii per un vacanza” lasciando la Puglia per il Piemonte, 41 anni fa (questa cifra che cresce di anno in anno mi spaventa un po’). Eppure da molto tempo, oramai, riesco a fare foto a colori…

    1. E’ vero anche le emigrazioni dal Sud al Nord hanno caratteri comuni con questa storia, in cui leggo tante cose del nostro tempo, alcune malinconiche, altre belle, comunque la si veda uniche. Perché, in fondo, se i suoi genitori non avessero intrapreso quel viaggio difficile, Kira forse non avrebbe mai conosciuto Fabien e il bel matrimonio di ieri non ci sarebbe stato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...