Il re è qui

E’ tornato. Cento parole al secondo, sbattute in faccia al telespettatore, con lo sguardo diretto, sicuro, fiero, di uno che in televisione ci sguazza come un pesce nell’acqua.

Anche se, per ora, il Tg di La7 è un piccolo acquario mentre lui, Enrico Mentana, è abituato all’acqua alta, alle folle oceaniche del prime time di Mediaset.

 Niente paura ci sta lavorando. I risultati già si vedono, gli ascolti crescono a vista d’occhio. E c’è da giurare che ieri sera con l’intervista/evento a Gianfranco Fini abbia fatto il botto.

Lui è così: fiuta le storie catodiche a chilometri di distanza e ci si getta a pesce…anzi a pescecane.  Come rileva Antonio Sofi:

Mentana ha fatto una cosa da fuoriclasse. Ha sentito odor di ascolti come uno squalo sente il sangue, si è messo in scia dell’attenzione confluita intorno al discorso di Fini e ha deciso di giocarsi la credibilità ottenuta dal suo telegiornale nella prima settimana tra pubblico e addetti ai lavori per “piegare” il format classico del telegiornale in un vero e proprio talk show – allestito a pochi secondi dalla fine dell’evento.

Già. Altro che Minzolini, il vero squalo dell’informazione tv è questo esemplare unico, capace di nuotare per quindici anni nell’acqua torbida del conflitto d’interessi del suo padrone, senza lasciarsi catturare da nessuna definizione. Animale libero per alcuni, addomesticato all’obbedienza per altri.

Mentana se ne frega delle definizioni. Se ne frega di B, di Fini, di Bersani. E forse, in fin dei conti, se ne frega pure della presunta “obiettività” del bravo giornalista.

Quando s’impuntò sulla storia dello speciale per Eluana Englaro, negatogli da Canale Cinque (evento scatenante della sua cacciata da Mediaset), non era per  un afflato civile e non era, come pensavano gli ottusi cortigiani di Silvio, per un sussulto bolscevico. Semplicemente, Mentana sapeva  che dal punto di vista televisivo quella era la storia del giorno e non poteva accettare che gli negassero il gusto di raccontarla, solo per ragioni di partito (preso).

Perché l’animale catodico è così. Gli interessa solo fare il suo prodotto e farlo bene. E quando gli riesce sorride. Come sorridono gli squali, una volta raggiunta la preda.

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