Far Uest

Eppure prima o poi bisognerà chiarirci come democratici.
Se togliere i diritti agli operai, vuol davvero aiutare i precari a guadagnarne altri.
Se rispettare il Presidente del Senato, significa dire che è un uomo (degno) di rispetto.  Se dobbiamo essere garantisti solo con i vivi oppure anche con  la memoria dei morti: Falcone, Borsellino, LaTorre, Impastato.

Se è giusto, a proposito di garanzie, che un giornale  metta una taglia mediatica sulla testa di tre persone, senza processo, che manco nel Far Uest.

Se questo davvero non sia diventato il Far Uest e la nostra festa, Fort Apache assaltato dagli indiani. Fottuti, disperati, ottusi, indiani con gli archi e le frecce del secolo scorso.

Se  tutti gli indiani sono cattivi allo stesso modo,  o se forse ogni tribù – come avrebbe detto Tolstoj – è cattiva a modo suo. E se  gli indiani sono tutti cattivi, tutti squadristi, come grida disperato Custer Bersani, e noi siamo i buoni. Si, ma buoni a fare che?

Se basta lasciarli fuori dalla festa del PD i problemi e i fischi, per fare finta che non ci siano.

Se, come dice Letta, “noi” con “loro” non c’entriamo niente.
Ma “noi” chi, mi verrebbe da chiedergli? Tu, Bindi, Bersani, Scalfarotto, Franceschini, Marino, Veltroni, D’Alema, Chiamparino, dite tutti cose diverse, ogni giorno cose diverse. E la cosa peggiore è che non ve ne frega niente l’uno dell’altro.

Noi chi, per la miseria?
Chi siamo noi democratici?

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